Carbonio? Alluminio? Acciaio? Titanio? Storia vecchia ma sempre attuale. E….

Una bella giornata, una bella pedalata e delle belle sorprese…

Ho incominciato a pedalare, come molti di voi, su una bici in acciaio saldobrasato. Poi è arrivata la grande sbornia dell’alluminio, in tutte le sue salse, saldature Tig e idroformatura come non ci fosse un domani. E poi giù ancora a tutta con il carbonio, che tutto il resto non valeva niente… Carbonio incollato, fasciato, stampato… A ben guardare solo il titanio, non è mai entrato nel mio garage: sono onesto, solo per una questione di portafoglio.

Ci sarebbe da chiedersi, quale sarà la prossima frontiera: il grafene forse? O al contrario, vivremo una ondata di ritorno, come peraltro sta succedendo in moltissimi altri settori? La nuova Fiat 500, il Maggiolone, la Mini, la Spider 124, solo per citarne alcune, non sono tra le macchine più cool e desiderate del momento?

La storia di oggi è quella di un amatore, che non è di certo un campione al cronometro, non riesce ancora a battere il tempo di Pantani sull’ Alp d’Huez, che pedala poco, perché per pagarsi le bici deve lavorare durante la settimana, ma che è anche un inguaribile feticista, schiavo delle cose “belle” e che ovviamente, quando entra in un negozio di bici, compra accessori o bici, come se esistesse un cambio  valuta Euro/Bici, assolutamente più favorevole, della medesima moneta, quando si va a comprare un qualsiasi altro bene/oggetto… Sono riuscito a spiegarmi? Anche voi, siete forti come me, in economia (domestica)?

Comunque, grazie alle considerazioni di sopra, e viziato anche della cultura Italiana, che impone allo sportivo della domenica, di non comprare nessun attrezzo sportivo in assenza della scritta “RACE” o “COMPETITION”, anche io, mi sono portato in casa una bellissima Cannondale SuperSix HiMod. Bella bici? Bellissima. Dona sensazioni di leggerezza e reattività straordinarie, sali sui pedali e sembra ti scappi via da sotto il sedere. 6,5 kg di libidine agonistica.

Il punto è proprio sulla parola “agonistica”,  perfetto se riferito al mezzo, ma non al suo proprietario. Gli anni passano, gli acciacchi aumentano: a tutti gli effetti rientro nella categoria MAMIL (Middle Age Man In Lycra) di cui presto parleremo. Grandi soddisfazioni in salita e grandi patimenti in discesa, soprattutto su queste strade asfaltate da Italietta che ci ritroviamo… Ho avuto modo di esprimere lo stesso concetto anche parlando della Slate, l’altro cavallo della mia scuderia.

E poi ti capita davanti, l’occasione di provare a mettere un pochino in ordine le tue idee. Nello specifico l’Open Day organizzato da Cicli Mattio a Piasco (Piemonte) è arrivato come il cacio sugli spaghetti. Qualche telefonata per sentire la disponibilità di taglie e poi via, scortati da una amico, che quando si va a far disastri, in due, si riesce sempre meglio.

L’Open Day è di quelli in grande stile: un botto di gente ed un botto di marchi: Trek, Cannondale, Cinelli, BMC, Argon18, Cipollini, Look, Lightweight, 3T, Yeti, Mariposa, Monnraker, Wilier,  Castelli, Sportfull, e le Officine Mattio. Su queste ultime, si era posata la mia attenzione e nello specifico sulla Brondello, una interessante specialissima in Acciaio.

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Piccoli dettagli. Che contano… verniciatura opaca e parte del telaio nichelato. Il tutto personalizzabile nella misura in cui Voi decidete.

E così, registrazioni di rito, regolazioni, si montano gli Speedplay, borraccia e via. La Brondello è guarnita con un gruppo Campagnolo Super Record, curva ed accessori Dedacciai e ruote Bora Ultra ad alto profilo. Non esattamente pizza e fichi, quindi. 

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Brondello Officine Mattio. Versione con tubature Oversize. BELLISSIMA.

Esco dalla zona stand e vado a caccia di una salita, che avevo identificato su Google Maps (Colletta di Lemma), la bici fila via liscia che è un piacere. L’asfalto è rovinato e la prima cosa che “senti” è che la bici non canta, non emette il classico rumore (da cassa vuota) del carbonio quando stressato dalle asperità. Ho un’ora di tempo, non molto, ma sono anche consapevole che posso spingere a tutta, che tanto mica mi devo sciroppare una uscita da 100 km. Salgo sui pedali spingo e… la bici non flette. O magari flette, ma non sono in grado di avvertirlo: sicuramente io non sprigiono gli stessi watt di Sagan, ma la sensazione è super positiva. Wow… si fila che è un piacere, la bici nel complesso pesa circa un kg più della mia SuperSix, ma sarà l’adrenalina, non ne avverto la differenza.

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Forcella Columbus in Carbonio. Personalizzabile

In discesa (su una bici che non conosco ancora) ritrovo quella confidenza e quel piacere, che avevo un pochino dimenticato. Traiettorie precise, senza tante ansie e vibrazioni inutili. Si viaggia in prima classe su un Frecciarossa. 

Ed arriva il piano: certo, le Bora alto profilo, ci mettono del loro, ma una volta lanciata, hai veramente la sensazione di pedalare qualcosa di “solido”.  Si, “solido” è proprio l’aggettivo giusto per descrive questa Brondello delle Officine Mattio.  La lanci, spingi e lei c’è. C’è tutta.

Ma non sono ancora soddisfatto. Quanto merito dei cerchi, o della bici? Con la connivenza del gentilissimo addetto allo stand Officine Mattio, via le Bora e su le mie ruote. Mavic R-Sys SLR, cerchio a basso profilo in alluminio, con raggi in carbonio, roba da salita. E si riparte, sulla stessa strada, per ricalcare lo stesso asfalto e le stesse sensazioni. Che dire, l’effetto treno lanciato diminuisce un pochino, ma il confort aumenta, soprattuto sullo sconnesso, sorprendente. In salita, na figata…

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Stessa bici ma con montate la Mavic R-Sys SLR. Un guanto.

Arrivo, ritorno allo stand e sono proprio gasato, belle sensazioni, pochi km nel complesso, ma goduti al 101%. Mi fermo a parlare, discutiamo scatto foto.

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Questa è la paletta dei colori. Basta? Tutti disponibili in versione opaca o lucida.

Poi mi riparte la scimmia, mi serve un confronto immediato. Corro al padiglione Cannondale, hanno una Synapse HiMod della mia taglia, il nuovissimo modello di cui molto si parla e molto si è scritto. Montata Sram Red Etap, cerchi Hollowgram medio profilo. Solite regolazioni e si parte. Fischia! Mi sembra di non avere nulla fra le gambe, appena mi muovo di sella la bici si muove tutta seguendomi! Leggera è leggera, nulla da dire, arriva la salita e si sale che è un piacere. Esco di sella con la convinzione di trovarmi su una specie di Big Babol, ma mi sbaglio e mi sbaglio di molto. Sale senza flettere un gran che e spingere è un piacere. Ma la cosa che mi stupisce di più è che la Synapse dovrebbe essere la versione “comoda” di casa Cannondale, ma non trovo sinceramente nulla di ciò che mi aspettavo, come comodità. Sono forse partito con aspettative troppo alte? In definitiva, mi sembra molto più cattiva e race di come la immaginavo, ma anche molto meno comoda di come la volevo, le vibrazioni ci sono e sono abbondanti.

Essendo il mio criterio, la ricerca di un maggior comfort, cambierei la mia SuperSix per la Nuova Synapse? Sinceramente No. La differenza non è tale da giustificarlo. Perlomeno per i miei criteri.

A fine serata, sono veramente contento, come un bambino di ritorno dal parco giochi. Sono contento di aver scoperto una bellissima bicicletta e realtà (Officine Mattio) e di aver provato la nuova Synapse, capendone il carattere. Sono sereno, nella convinzione, che non per forza, tutto ciò che sembra passato di moda, debba essere per forza soltanto vecchio. Che si può reinventare tutto, se alla base, il progetto è buono e la volontà è forte. 

Un ultima considerazione: qual’è il valore di una operazione come questo Open Day, per un ciclomotore della domenica come me? Enorme. Mesi di pippe mentali a leggere riviste, a cercare di capire descrizioni e dati numerici che non hanno nessun valore (“…bici più rigida del 13% nella zona del movimento centrale” ma che cavolo vuole dire? +13% rispetto a cosa? A mia nonna?) spazzati via da una bella pedalata in questo magnifico Piemonte. Eccola qui la differenza fra un qualunque “si Vende”, ed un commerciante che decide di fare vero servizio ai suoi clienti con passione e vera apertura. Bravi. “A vendere sono capaci tutti”, mai frase è risultata più falsa.  🙂

JT.    jt@cyclist4passion.com

P.S: il mio compagno di scorribande, ha aperto la giornata con una bella casalinga che sa ben cucinare, stira perfettamente e che è molto affidabile (Cinelli in alluminio da Gravel) per terminare la giornata con una 22 enne da paura, qualcosa di assimilabile ad una fotomodella in lingerie che ti aspetta sul divano di casa (3T Exploro). Non si è ancora ripreso dalla sbornia…. 

Colle dell’Agnello. Bellissimo. Punto e basta.

Una giornata di sport e ciclismo da ricordare.

Oggi giornata di ascesa al colle dell’Agnello. Strada chiusa al traffico grazie all’organizzazione di Fredomtoride. Bravi, bravissimi.

Non ho moltissime parole per descrivere la giornata. Organizzazione perfetta, il tempo ci ha graziati.. stupendo… Ho le gambe stanche ma gli occhi pieni di meraviglia.

Il colle è duro. Perlomeno lo è per me. Una salita cattiva senza mai una tregua, mai una pausa pendenze a 2 cifre per 14 km ininterrotti.  Ma arrivare in cima, con un piede sul suolo Italiano ed un altro su quello Francese, ti fa percepire ancor di più il senso dell’impresa. E poi quel ceppo in marmo con incisa la quota e la nazione: messo li quasi a stigmatizzare la fatica….

Un grazie sincero anche ai ragazzi di Cicli Mattio, main sponsor dell’evento che allo stand di partenza, come sempre, con professionalità e rapidità mi hanno registrato il deragliatole posteriore. Un piacere incontrare persone così.

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Lago artificiale di Pontechianale. C’era pure chi faceva Kite Surf!
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Superato Pontechianale non si scherza più. Ma fra le centinaia di scritte inneggianti i campioni del Giro d’Italia, ti trovi questa. Tuffo al cuore…
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Sale, sale, sale… non molla mai…
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Le pendenze non scendono mia sotto le 2 cifre. Si sale molto anche in quota, l’aria non si può dire proprio rarefatta… ma di certo non siamo a Rimini…
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Arrivati in cima si può osservare il versante Francese. Non l’ho fatto, ma tutti dicono essere meno duro.
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Fatta. Arrivati in cima.
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A Pontechianale ci si poteva registrare. Partenza alla Francese, non competitiva, nessun tempo. Solo per il piacere di dire, Io c’ero. All’arrivo un ristoro messo a disposizione dall’organizzazione. Meglio che ad una gran Fondo. Dove peraltro pure si paga…
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Ceppo da brividi. Stupendo. Tutti in coda per una foto ricordo…
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Un altro scorcio del dettaglio Francese

 

JT    jt@cyclist4passion.com