“il Carpegna mi basta”

Una salita evocativa che porta verso il mito. Emozione Pura.

Il Carpegna è una salita, indissolubilmente legata a quel grande campione di Marco Pantani. Era la sua salita, era casa sua. “Il Carpegna mi basta” è diventata una frase che è entrata nella leggenda: pronunciata dallo stesso Marco, per spiegare al mondo, che non aveva bisogno di molto per capire se poteva vincere un grande Giro. Gli bastava partire dalla sua Cesenatico, ed arrivare fin qui, buttare giù un dente, salire sui pedali ed ascoltarsi. Pantani, non provava mai le salite dei grandi Tour, le affrontava alla cieca, lui aveva il suo Carpegna.

Una salita feroce, senza sconti, in cui non possono passare le macchine e persino i ciclisti sono veramente pochi. Un posto per solitari, per gente che vuole soffrire davvero, che non vuole nascondersi, che prende la vita a muso duro. Una salita abbastanza breve, circa 5,5 km, una salita che in tutto e per tutto ricorda Marco il ciclista, Marco l’uomo, una salita difficile e breve esattamente come è stata la sua esistenza.

Potendo godere di qualche giorno di vacanza in quel di Riccione, ero fra le altre indeciso se percorrere con la mia specialissima, la Nove Colli o salire sul Carpegna. Ma se leggenda deve essere, mi son detto, che sia il Carpegna, per la Nove Colli ci sarà un’altra occasione, magari prima o poi anche con il numero attaccato sulla schiena. E poi, come non poter onorare il campione? Troppo mi ha fatto sognare ed emozionare per non offrirgli un piccolo tributo.

E così, per sfuggire al caldo torrido, ore 6.00, già in bicicletta, ma non prima di un cornetto e di un caffè sul lungomare, con l’obbiettivo di rientrare e riuscire a mettere le gambe sotto il tavolo insieme al resto della famiglia per non perdere un bel pranzetto a base di pesce. Bella terra questa Romagna…

Per arrivare fino all’omonimo paese di Carpegna, da cui parte la salita definita del Cippo, bisogna sciropparsi circa 45 km, che non sono esattamente in piano: si tratta di una progressione continua di mangia e bevi (più mangia che bevi) che dal livello del mare porta fino a quota 700m. Una abbondante serie di cartelli, identificano la salita del mito, ma sostanzialmente arrivando in paese, si troverà a destra. Parte subito cattiva, giusto per mettere in chiaro le cose: dopo qualche centinaio di metri c’è una chiesa sulla destra e a sinistra una fonte d’acqua.

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una delle centinaia di scritte che troverete sull’asfalto lungo il percorso

Se decidete di affrontarla, una serie di scritte sull’asfalto “Il Carpegna mi basta”, vi faranno subito entrare nell’atmosfera del luogo. Se avrete la forza di alzare la testa, lungo la prima rampa, un grande portale inneggiante al Pirata, vi ricorderà che state scalando una salita che ha fatto la storia. Poco dopo la strada svolta a destra e spiana. Per soli 30 metri. Fino alla cima non vedrete altro che salita…

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Ho definito la salita del Cippo come evocativa: io l’ho fatta in totale solitudine, non una macchina, non una persona, non un ciclista. Le scritte che ricordano Pantani, si susseguono sull’asfalto in continua successione. Molti tratti sono immersi nella vegetazione del bosco e nulla si sente se non il frusciare degli alberi: poi, lungo il muretto di un tornante, appare una scritta “si sente solo il tuo respiro” e per me è stata commozione forte. IMG_20170721_090718287Certo, la frase, poteva essere rivolta a qualsiasi amatore che passi di qui “sono solo e posso sentire solo il mio respiro”, ma la mente corre subito a lui, non può essere altrimenti, perché qui ho avuto veramente la sensazione di essere in un piccolo santuario, fatto di tornanti, salita, di sudore grondante, una piccola via Crucis in cui ogni scritta era l’equivalente di un portacandele su cui accendere la nostra piccola offerta.

Dopo circa tre km, troverete il Cippo, con una piccola scultura che riporta a Marco ed un Bar ristoro: la strada è chiusa con una barra ed il passaggio è consentito solo a ciclisti e forze dell’ordine. Circa altri 2 km vi separano dalla vetta, ma non saranno una passeggiata. Molte energie le avrete già bruciate, e sul tratto già percorso, il mio Garmin molto raramente è sceso sotto il 10%, ed ho dovuto letteralmente ignorarlo e ritrovare concentrazione quando per un paio di volte ho visto apparire un 16%.

IMG_20170721_094130439In totale saranno 22 tornati, tutti magnificamente segnati, con indicazioni sull’altitudine e la distanza dalla vetta. E poi arriverete in cima e come spesso accade, in pochi istanti, la gioia e la soddisfazione saranno tali da annacquare la fatica realizzata. Lui sarà lì, stampato su un cartellone, ad aspettarvi ed a godersi il fresco dei 1423 metri, con il braccio alzato in segno di vittoria, la maglia rosa indossata e quell’espressione di chi non è mai veramente felice fino in fondo.

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E’ ora di ritornare, prima la discesa e poi i mangia e bevi fino a Riccione (più bevi che mangia). Un bel vento contrario mi ricorda che “le fatiche non sono finite”. Riesco comunque brillantemente a sedermi a tavola con i miei cari: ho 115 km in più nelle gambe ed un dislivello positivo di 1960 metri. Sono stanco, ma ho un sorriso beato stampato sulla faccia. Mio figlio mi chiede se è stato un bel giro: “bellissimo, stupendo” è stata la mia risposta. Spero che anche lui possa un giorno capire perché. Spero tanto che il ricordo di Marco, non sbiadisca nel tempo, come il suo cartellone in cima al Carpegna.

JT        jt@ciclist4passion.com

 

Se desiderate la traccia del percorso, non avete che da scrivermi, ve la spedirò. Se invece vi trovate in vacanza in Romagna, fate come me e visitate questo magnifico portale in cui scaricare tracce GPS per molti bei percorsi: fra questi il Giro del Cippo appunto e la relativa scalata al Carpegna.        http://www.riccionebikehotels.it/percorsi

150 S-Miles: Io sono fra i fortunati che c’erano…

E’ questo che cerchiamo quando affrontiamo una salita. Un modo per affrontare meglio il tempo che ci separa dalla prossima.

Ci sono cose, fatti, azioni, che sono in grado di incrementare la tua energia ad un livello tale da risultare non comprensibile, a chi non le vede con i tuoi stessi occhi. Stiamo  parlando degli occhi altrui, di coloro i quali, a questi fatti, a queste azioni non fanno partecipato.

Ed è sempre nei loro occhi, quando spieghi che hai partecipato ad una specie di randonnée Gravel di 2 giorni, per un totale di 260 km e di oltre 3000 metri di dislivello, quasi tutti in fuoristrada, quegli occhi, riescono a vedere solo la fatica che hai dovuto deglutire km dopo km…. Pochi, solo pochi, sono quegli occhi in grado di andare oltre, percependone la profonda bellezza, l’intensità, l’energia che ne è scaturita.

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Il mio destriero con i suoi finimenti.

Perché questo è stata la 150 S-Miles, 2 giorni a pestare sui pedali, sudando e costruendo relazioni con chi ti stava accanto, nella cornice di questo bellissimo territorio Piemontese, che molto ha da offrire agli appassionati di ciclismo (ed ovviamente non solo a questi…)

Non entrerò nel merito della genesi e dello spirito anticipatore di questo evento perché ne ho già parlato (qui), tenterò invece, senza annoiarvi troppo di parlarvi del mio vissuto.

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Il road book ed I suoi bellissimi 6 timbri…

Alle 7.15 di sabato mattina in una sessantina eravamo pronti alla partenza, ultime formalità di registrazione, pacco gara, traccia sul Garmin caricata e via! Non conosco quasi nessuno… poco male! Pedaliamo alla ricerca del primo checkpoint su cui far apporre il timbro. Alla fine, dovranno essere 6 in totale sul nostro road book.

L’anello da percorrere è in senso antiorario, tutto intorno a Torino passando dal Cuneese, le Lange e poi a rientrare verno la parte nord della città, Venaria Reale e finalmente arrivo da dove siamo partiti, i laghi di Avigliana. Lungo il percorso, incontreremo le principali opere architettoniche che rendono unico questo territorio, uno per tutti, la reggia di Stupinigi.

Il caldo è torrido, in alcuni momenti asfissiante, una ulteriore difficoltà al percorso, ma a quanto pare i partecipanti hanno riserve di entusiasmo (e di acqua) sufficienti per affrontare qualsiasi insidia…

Va annotato che gli 150S-Milers sono una popolazione quanto mai variegata, che

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Notare please la gomma posteriore                           categoria  “da scavo”…

passa attraverso tutti gli estremi possibili. Se ad esempio prendiamo in considerazione le tipologie di mezzi utilizzati, probabilmente io ed il mio amico Bart, rappresentiamo gli estremi in termini di esasperazione: io pedalo una Cannondale Slate con le gomme totalmente slick, lui una fat bike di Canyon la cui larghezza delle gomme è pari a quella di una F1. Inutile dire, che patirò come un cane sui tratti sabbiosi e sulle discese tecniche, per poi rivalermi sui drittoni pianeggianti. Per il mio compagno sarà l’esatto contrario, ma in ogni caso, entrambi taglieremo il traguardo (felici). Penso che questo esempio, molto dica dello spirito e della determinazione dei partecipanti e dello spirito della stessa 150S-Miles, dove non conta chi sei o cosa pedali, ma contano invece la passione e la determinazione…

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Pronto per la notte. Un 5 stelle, mi avrebbe dato meno soddisfazioni.

A meno di un km dalla fine delle fatiche della prima giornata, foro la gomma posteriore. Non avendo voglia di smontare tutto il bikepack per affrontare la riparazione, spingo la bici fino al punto di raduno e prima di ristorarmi mi dedico alla manutenzione. Segue doccia, segue birra, segue cena (in compagnia), segue nanna… su un materassino e sul pavimento di una palestra (caldissima) insieme a tutti gli altri 60 partecipanti. Bellissimo, era una vita che non facevo cose così….  Per la stanchezza mi perdo uno spettacolo organizzato nel dopo cena da Fabio Consoli un appassionato ciclo-viaggiatore,  peccato, mi dicono essere stato veramente bello.

Al risveglio (5.40) la mia schiena mi ricorda inesorabilmente, che non sono più un ragazzino. Ma ci penserà l’adrenalina a compensare il disagio e a rimettermi in moto. Se la prima giornata stata duretta, ma nel complesso è ben passata (122 km e 1100 m positivi) la seconda giornata sarà ben peggiore (140 km e 1850 m positivi). Alle 6.50 siamo già partiti, con quella che oramai possiamo considerare una squadra di fatto: siamo ben assortiti, un ingegnere, un agronomo, un vigile, un venditori di bici… fil-rouge in comune, la passione per questo sport e quel briciolo di coraggio che serve per buttarti in imprese come queste.

La giornata si dimostrerà lunga ed ancora una volta molto calda: l’abbronzatura che ne deriverà sarà degna del miglior manovale o capocantiere, orgoglio puro, roba da vero ciclismo ignorante… dopo una quarantina di km, incominciamo a credere che le indicazioni date la mattina stessa, da Massimo (l’ideatore ed uno dei motori organizzativi di 150 S-Miles) in merito a dislivelli e pendenze siano stati volutamente forzati, nel tentativo di spaventarci, o giocarci un tiro mancino. Non abbiamo il tempo di convincerne, saranno i successivi 15 km a ridare totale credibilità alle sue parole…. Fatica, parecchia, ma che scenari incredibili…

Schermata 2017-06-26 alle 21.21.07E così, fra un ristoro in un bar, un panino, qualche gel e molte borracce d’acqua, dopo circa 8 ore a macinare sui pedali (le reali saranno di più), giungiamo all’arrivo. Sono le 19.30 circa, che soddisfazione…

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Facce “ciclocentricamente “felici…

Ora, ci sarà sicuramente chi fra di voi, penserà che alla fine si è trattata di poca cosa. Per altri invece potrebbe risultare già una impresa al limite del ragionevole. La realtà dei fatti è che ognuno di noi, decide dove mettere la propria asticella e non esiste una altezza corretta, che possa andare bene per tutti. Ma per l’uomo qualunque, categoria alla quale con fierezza appartengo, il vero segreto è quella di metterla ogni tanto, un pochino più in alto… magari un pochino di più, di quanto potrei ritenere corretto per le mie capacità. E poi riscoprire che il gap, la distanza, fra il “ragionevolmente giusto” e il “forse è troppo” è semplicemente dentro alla mia testa, non è una questione di gambe, ma solo di cuore. E quando ce la faccio, quando ci riesco, quando vado un pochino oltre, allora si, i miei occhi si accendono, le mie batterie si ricaricano, il mio quotidiano assume una luce diversa.

E’ questo che cerchiamo quando affrontiamo una salita. Un modo per affrontare meglio il tempo che ci separa dalla prossima.

Ringraziamenti: non posso esimermi dal menzionare Valerio Fava e Massimo Alfero che sono insieme ai negozi Ciclocentrico e PA Cyclism, gli ideatori e gli organizzatori di questa prima 150 S-Miles. Ribadisco e sottolineo che era tutto praticamente perfetto, quindi non oso immaginare cosa sarà questo evento il prossimo anno! Bravi, bravi, perché è risultato evidente che la passione è stato il vero driver delle vostre scelte!

Pre iscrizioni per il 2018 già aperte?

JT.       jt@cyclist4passion.com

sito Facebook 150 S-Miles

150 S-Miles: sarà una figata..

Se cercate emozioni, questa sarà la vostra occasione….

Questo preciso momento storico, sta decisamente sorridendo al ciclismo: dopo anni di oblio, in cui i ciclisti erano solo degli sfigati in tuta di licra, ed il ciclismo televisivo, roba relegata a pensionati, che dovevano ripartire il loro tempo spiando cantieri e giro d’Italia, finalmente di diritto, oggi, possiamo vantarci di appartenere ad una categoria decisamente Cool….

Le ditte di abbigliamento si stanno scatenando a produrre un outfit sempre più moderno e di fantasia, nascono addirittura delle linee dedicate al tempo libero su stile ciclistico, il fenomeno della pista è in piena ripresa, sempre più donne si incontrano la domenica in bicicletta (e che cattive che sono!), per non parlare poi dell’esplosione delle fixed... insomma, decisamente, non possiamo parlare di semplici segnali, ma di una marea montante, di uno stile che spesso si tramuta in un approccio sempre più globale al nostro amato sport. Ovviamente non possiamo che gioirne.

In questo quadro, la bici Gravel sta molto contribuendo alla crescita della cultura ciclistica. Se circa un anno fa ponevo il dubbio se si trattasse di fenomeno o di una moda passeggera, oggi con certezza possiamo definire il fenomeno Gravel una bellissima realtà.


Gravel, pianeta dominato da inguaribili romantici del ciclismo
, che cercano il filo di connessione fra la bici da strada, le emozioni che riesce a dare e la passione per il fuoristrada, con un occhio di riguardo alla natura, all’aria pulita, alla ricerca del percorso dietro casa, fino ad ieri ignorato e magari anche uno slancio verso il gesto eroico, all’avventura.

E come sempre quando un nuovo sport nasce, un nuovo segmento si crea, il popolo dei suoi frequentatori, soprattutto all’inizio è composto di gente che potremmo definire “vera”: avanguardisti alla ricerca di emozioni, del nuovo, desiderosi di esplorare, carichi di passioni, amicizie sincere, poco cronometro e pancia a terra, ma molta vita che scorre nelle vene.

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150 S-Miles nasce proprio così: un raduno per Gravel bike in bikepacking che si preannuncia essere unico nel suo genere e che nasce da una idea di Massimo Alfero e dalla collaborazione fra il negozio Ciclocentrico e PA-Cyclism Riporto testualmente quanto scritto nel sito ufficiale:

“Il percorso mi è sempre stato chiaro, ormai sono molti anni che pedalo lontano dall’asfalto. La cosa più difficile è stato trovare un nome che esprimesse i tre concetti per me essenziali e che fosse semplice da ricordare: condivisione, avventura e divertimento.
Il tutto si racchiude in 150 S-Miles, un raduno #Gravel in #Bikepacking.
150 è la distanza espressa in miglia da percorrere con Smiles (Sorrisi) e con la voglia di condividerlo con tanti altri. Lo stile è avventuroso, perché saremo in completa autonomia.
Ci accamperemo per dormire nel sacco a pelo, attorno ad un falò. L’intero percorso ruoterà intorno alla città di Torino, percorrendo in prevalenza strade sterrate ormai completamente dimenticate. La speranza o consiglio, è quella che vi caliate nei pannidi un viandante che seguendo la traccia GPS, con ognuno il proprio ritmo, possiate godere a pieno di un territorio ricco di storia, cultura e enogastronomia.”

La data fisata è quella del 17 e 18 Giugno e personalmente sto cancellando la mia stecca per ogni giorno che mi manca alla partenza tanta è la voglia di partecipare… si, voglio ritornare a vivere quelle emozioni che ho vissuto oramai più di qualche lustro fa. Lo voglio fare con la mia splendida Slate. Lo voglio fare circondato da persone che oggi non posso definire amici, ma che sono sicuro lo saranno alla fine del secondo giorno.

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Per inciso: 150 S-Miles non si preannuncia come una semplice scampagnata. Parliamo di circa 240 km per un dislivello positivo di 3500 metri. Peraltro, per i non conoscitori della zona, vi prego di credermi, da ovunque voi arriviate, vale la pena della trasferta. Il Piemonte e i dintorni di Torino offrono veramente tantissimo e ve lo dice un ciclista Veneto, naturalizzato Piemontese, cresciuto a km sulle sponde del lago di Garda, Garda che è una di quelle location in cui fare ciclismo, si trasforma in una forma d’arte…

Pagina facebook officiale di 150 S-Miles

Negozio Ciclocentrico (uno degli organizzatori dell’evento)

JT.     jt@cyclist4passion.com

Doping tecnologico: non so Voi, ma io non sono tranquillo.

Ma ci mettiamo seriamente a fare dei controlli e confutiamo tutti i dubbi sull’argomento?

La stagione ciclistica è oramai partita alla grande. Le classiche di primavera ci hanno dato grandi soddisfazioni, magari non tanto ai corridori Italiani, ma sicuramente abbiamo visto un bel ciclismo come era da un pochino che non ci capitava, con grandi nomi e campioni darsi battaglia.

Ora siamo nel pieno, del giro d’Italia e come tanti altri (per quello che i nostri impegni ci consentono), io incomincio felicemente a fare la buca sul divano….  ma un tarlo mi gira nella testa…

Non sono un complottista, ho già avuto modo di scriverlo in questo Blog e lo voglio ancora ripetere: lo so, non potete fare altro che credermi. Ma trovo che il silenzio assordante di tutto questo periodo in merito al possibile doping tecnologico, sia quantomeno sospetto… Letteralmente non se ne parla: praticamente mai nelle riviste (tranne qualche eccezione), o in TV durante le cronache.

Eppure i sospetti ed i relativi metodi per trovare eventuali colpevoli, ci sarebbe e non mi sto riferendo, alla farsa dei controlli effettuati con il tablet, su bici parcheggiate in parco chiuso ma nemmeno punzonate: no dico, ma facciamo dell’umorismo? E le ammiraglie ed il loro contenuto? E qualcuno ha avvisato gli ispettori  che la tecnologia del motorino nel piantone è stra-superata di fronte alle ruote ad induzione magnetica? Le controlliamo queste ruote?

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Fonte Gazzetta dello Sport

Insomma… vorrei continuare ad amare il mio sport e a guardarlo scevro di condizionamenti. E per farlo, devo allontanare il tarlo del sospetto. Non vedo altro modo che essere sicuro come sportivo, che i controlli ci sono, sono fatti con scrupolo, sono fatti con la tecnologia adeguata e che sono fatti sempre. Non vedo altre soluzioni.

Vi invito a seguire il link che rilancia all’inchiesta fatta dal corriere della sera. E’ di un anno fa, ma la trovo attualissima

inchiesta Corriere della Sera (clicca qui)

Approfondimento della Gazzetta dello Sport (ben fatto clicca qui)

Se l’argomento vi intriga ed anche a Voi è entrato il tarlo (mi dispiace) ho raccolto altri video sull’argomento. A voi decidere se siamo nell’ambito del Gossip o no.  Ma sentire Cipollini, che fa certe dichiarazioni pubbliche, mi fa un po’ paura…

A seguire un altro video/testimonianza di una indagine effettuata da France Télé-Vision… bella, ben fatta e molto completa. E’ in Francese con i sottotitoli in Inglese, merita di essere vista.

JT    jt@cyclist4passion.com

 

Monviso montagna Magnetica.

Una salita dura e stupenda. Una giornata memorabile. Un’attrazione irresistibile.

Ci sono cose che più di altre ci affascinano ed attirano la nostra attenzione. Io non sono certo un gran ciclista, ma difficilmente riesco a concepire una uscita in bicicletta, senza una bella salita lungo il suo percorso: mi capita di partire da casa, ripetendomi come un mantra “oggi sgambata facile in pianura” e poi, traaac, alla prima possibilità di svolta su una strada che mi porti lungo un pendio, non resisto e mi ci trovo dentro, a sudare a maledirmi, a sperare che dietro alla prossima curva sia finita la tortura.

Il Monviso mi provoca la stessa attrazione: lo vedo dalla finestra di casa mia e nelle giornate terse mi augura il buongiorno dall’alto dei sui quasi 4000 metri.

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Il Monviso mi da il Buongiorno la mattina….

Con la sua forma perfetta, , insieme ad un sole giallo ed alle rondini nel cielocon quella sagoma di montagnaSchermata 2017-04-25 alle 18.30.06 che tipicamente disegnavamo da bambini, non può risultarmi che simpatico.
Perfino la casa cinematografica Paramount lo ha eletto a suo simbolo.

Unendo i due elementi, la mia passione per le salite e l’attrazione che questo monte delle alpi Cozie esercita su di me, spesso mi ritrovo a fissarlo, ed il desiderio di “attaccarlo” con la mia bici, sorge quasi spontaneo. Se la salita al colle dell’Agnello è il versante più conosciuto, perché permette di raggiungere il versante Francese, ed anche perché teatro spesso di tappe memorabili del giro d’Italia,  molto meno nota è la salita che porta al Pian del Re, strada e percorso con la finalità unica di condurre alla sorgente del fiume Po.  

E così, qualche giorno fa, nonostante una forma fisica che non me lo consigliasse, ed una primavera che non vuole decidersi a partire con delle temperature veramente consone al periodo, mi sono ritrovato alla 8 della mattina, in sella al mio destriero, con direzione… lassù… Unica nota veramente incoraggiante, un cielo limpido che mi costringeva a credere che “Si” ne poteva valere veramente la pena…

E allora via, barrette in tasca, e si pedala! Pinerolo, San secondo, Bricherasio, Ponte di Bibiana, Bibiana, Bagnolo Piemonte e poi Barge, un bel mangia e Bevi di circa 25 km con cui scaldare le gambe, ed anche il cuore vista l’arietta frizzante di 10° C.

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Eccolo a dx, che sembra dirti “sono qui”…

E’ da Barge in poi che il Monviso mi dice chiaramente, che se lo desidero veramente, lo dovrò conquistare…  la strada incomincia a salire in modo deciso, non ancora con pendenze a due cifre, ma sale, inesorabile, ogni tanto qualche pausa per rifiatSchermata 2017-04-25 alle 18.36.07are e poi ancora su. Quando a meno 17 km alla vetta, (che poi vetta non è trattandosi, di un semplice arrivo al termine di una strada chiusa) vedo comparire i cartelli che tracciano la cronoscalata e che con cadenza regolare, mi indicano cosa aspettarmi nei successivi 1500 metri:  continuo a chiedermi quando finirà.
Nel frattempo il Garmin snocciola pendenze a due cifre con preoccupante costanza. Quando vedo comparire un 14%, penso che forse, non ci posso arrivare in cima. Quando ricompare un  9% mi sembra di tirare il fiato e di recuperare. Come sempre la vita è solo una questione di punti di vista, ed una salita ti sembra durissima, solo finchè non ne affronti una più dura ancora.

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Pian della Regina e la fatidica sbarra che separa dagli ultimi km.

Arrivato a pian della Regina, penso di esserci oramai riuscito: una sbarra chiude l’accesso ai veicoli e restano gli ultimi 2/3 km da percorrere. Sembrano eterni: li percorro nella solitudine più totale, non ho mai incontrato un ciclista, ne che salisse ne che scendesse. Mi chiedo perché non ve ne siano, ma sono sicuro che si possa arrivare fino alla fine, perché nel giorno precedente, ho chiesto su un forum conferma sull’accessibilità e la risposta era stata affermativa. Il fatto di essere totalmente solo, lo ammetto, mi trasferisce ancor di più la sensazione dell’impresa, ma anche una leggera inquietudine, quando mai ci capita al giorno d’oggi di essere totalmente soli e per di più immersi nella natura? Il telefono non ha campo, se la bici si rompe? Se mi sentissi male? Boh… testa bassa e spingere ancora, evitando i sassi e le rocce che il disgelo ha portato sul manto stradale: mi convinco che alla fine sono solo soltanto un abitante di questo secolo, con manie da connessione costante. Sarebbe proprio necessario un periodo di disintossicazione.

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Nel mentre in cui cerco di riempire la mia testa, con queste riflessioni, nel tentativo di non abbandonarmi alla fatica ed al dolore delle mie gambe, ecco spuntare il rifugio: lo riconosco, ho visto le foto su Google Maps, so che ci sono quasi… La neve circonda la strada e riduce la carreggiata ad uno stretto passaggio. Serenità. Dubbi e timori spariti. Un uomo in tuta da sci d’alpinismo, scarponi ai piedi è appoggiato con la schiena al muro del rifugio (chiuso) e si gusta il suo panino. Non ci diciamo una parola, basta un semplice sorriso, nulla di più. Non posso non pensare alla fortuna di cui stiamo godendo, per la possibilità di essere qui, in questo momento con questo scenario. 

Lui è li, il Monviso, enorme, perfetto, ci guarda. Li da millenni. Magnetico, attrattivo. Il rumore del fiume Po, che nasce proprio in questo punto, ci accompagna in questo istante. E’ soltanto un rivolo. Fa sorridere sapere a cosa diventerà, in qualche centinaio di chilometri.

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Arrivato. Bellissimo.

Ho solo il tempo per qualche scatto, una barretta, due esercizi per stendere la schiena, il freddo è assassino, non posso stare fermo, purtroppo devo scendere. Non saluto nemmeno lo sciatore, mi sembra di disturbarlo, non voglio interromperlo è evidente si sta gustando questo momento di privilegio, cosa potrei aggiungergli io con la mia presenza?

I primi km della discesa sono quasi più impegnativi della salita: freddo, freddo, alle gambe, alle mani, collo e schiena indolenziti, fatica ad azionare i freni, fame….

Quando riguadagno la pianura le cose si rimettono gradualmente al loro posto. Pedalo tranquillo, sereno, felice anche se stanco. Rifletto sul perchè questa montagna mi attiri così tanto… ci deve essere dell’altro… incomincio ad unire altri elementi, ripercorro i miei interessi. L’acqua sotto ogni sua forma, laghi fiumi, neve, mare, mi hanno sempre calamitato, adoro la montagna, ma in maniera uguale soggiornare al mare e sono nato e cresciuto in questa pianura padana che è anche il luogo, che accoglie la mia professione, l’agricoltura e che che si è formata in millenni, grazie al passaggio di questo fiume, il Po. Non per ultimo, ora abito qui, in questa Torino, che è la prima città che questo fiume incontra lungo il suo percorso.

Si, forse deve essere questo il motivo del suo magnetismo nei miei confronti: il Monviso, sintesi di tutto ciò che io amo.

JT          jt@cyclist4passion.com

Per chi volesse affrontare la salita, posso spedire la traccia GPS, basta mi scriviate una mail. Vi dovrete sciroppare circa 110 km per un 2100 metri di dislivello positivo. Ma come avrete capito, li vale tutti. Più duro il colle dell’Agnello o questa salita? Come sempre l’ultima sembra la più difficile. L’ho affrontata con meno condizione, quindi alla fine li metterei sullo stesso piano.

 

 

La magia della Milano – Sanremo

Una giornata da appuntare sul calendario. Dei campioni da ricordare a lungo.

milano sanremoUna corsa di oltre 300 km che parte dalla profonda pianura Padana ed arriva nella terra dei fiori: una gara che sulla carta non sembrerebbe promettere emozioni. Ed invece, ancora una volta, la magia si ripete….

Il poggio: una salita non particolarmente importante, ma che spesso, spessissimo, con la sua vicinanza all’arrivo, fa letteralmente esplodere la corsa. E così è stato, anche quest’anno seguendo un copione in cui molti speravano. Su di lui, il bomber, Peter Sagan, il pluricampione mondiale, i fari erano sanremopuntati già da giorni e non ci ha deluso, piantando una fucilata carica di sale, nelle gambe dei suoi avversari, talmente forte da farti sembrare il gruppo fermo. Non oso immaginare la delusione di tutti quelli che erano chiamati, ad essere attori di questa giornata, che dopo 280 km e 7 ore di fatica, hanno visto in pochi istanti, smaterializzare il loro sogni e realizzarsi il peggiore degli incubi. E lui, il campione che se ne va, trascinandosi a ruota un risorto Kwiatkowski e Alaphilippe…

E poi l’arrivo, che sembrava scontato. Ma nel ciclismo come nella vita, poche cose sono scontate. Sagan lancia su via Roma, con coraggio, una lunga volata. Kwiatkowski lo segue, ed incredibile, sull’arrivo, lo batte di un niente… Bravo, bravissimo, nulla da dire… Sagan nell’ultimo strenuo tentativo di vittoria, con un colpo di reni lancia la bici in avanti e sfiora la caduta, con un numero da vero circo e anche grazie anche all’appoggio che trova sul corpo del polacco. Visto al rallenty non si capisce come ci sia riuscito, un numero pazzesco…

Ha vinto il più forte, lo spettacolo è stato enorme, le attese sono state solo in parte rispettate: la magia della Milano Sanremo si è rinnovata ancora una volta.

Ora ci toccherà aspettare un altro anno… ma soprattutto, vi prego, non svegliatemi… Non voglio nemmeno pensare, che un giorno, anche un solo sospetto, relativo all’uso di chimica o di doping tecnologico, possa adombrare questa giornata di sport e questi magnifici gladiatori. Il mondo, ha bisogno di campioni che ci facciano sognare e non di sogni da mandare in frantumi. Grazie Peter e grazie Michal.

JT        jt@cylist4passion.com

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Gomme nuove, vita nuova: Schwalbe G-One, prova sul campo.

Un paio di pneumatici che riescono ad imprimere una ulteriore personalità alla nostra Slate

Dopo i primi 300 km con le onestissime (e di serie) Cannondale-Panaracer, montate sulla mia Slate CX1, mi sono deciso a far indossare alla mia scalpitante bicicletta, un paio di calzature, che possibilmente ne aumentassero le prestazioni in fuoristrada, senza penalizzare troppo la sua natura di bici da strada, prestata all’off-road.

img_0727La scelta, per simpatia, ma anche per le innumerevoli recensioni sul web/forum è ricaduta sulle G-One, prodotte dalla tedesca Schwalbe. Avevo avuto inoltre, la possibilità di toccarle con mano in Fiera a Verona e mi sono sembrate fin da subito un buon compromesso.

E fin qui la parte facile: la parte difficile è stata la scelta del tipo di modello. E mi direte, che sarà mai!  Beh… della serie G-One a catalogo ve ne sono in totale ben 5 versioni. Due di queste (versione speed) si distinguono per un disegno del battistrada meno accennato, le restanti tre, (versioni all-round) per un disegno, identico nella forma, ma leggermente più scolpito e con delle ovvie differenziazioni nella larghezza, nel peso e nella consistenza della spalla. Questo almeno quello che ho capito: siate gentili, perdonatemi se non riesco ad andare maggiormente nel dettaglio, vi rimando al loro sito. Buono studio ed armatevi di un’aspirina, io l’ho dovuta usare.

La mia scelta (dopo un pomeriggio di inutili discernimenti) è ricaduta sulle versione all-round Microskin TL Easy: il criterio di scelta ultimo è stato il peso, che è dichiarato di 420 grammi e che all’interno della rispettiva versione è il più basso. Rispetto alle gomme di serie mi sono caricato 110 grammi in più per ruota (peso 310 grammi per le Cannondale). Un valore che ritengo accettabile, per una gomma che ha certamente più sostanza e struttura della Cannondale-Panaracer.

Le G-One sono Tubeless: io (vecchia scuola), le ho montate con la cara camera d’aria. Sono gusti, opinabili, me ne rendo conto. Prima o poi capiterà la volta che non riuscirò a tornare a casa e mi deciderò definitivamente a passare al lattice. Anche perché, a dirsela, far calzare un tubeless, sul relativo cerchio, in condizioni precarie (un bosco ad esempio) non è mai molto divertente.  Io ho optato per la larghezza da 1,50 pollici che corrisponde al calibro ad un 38 mm contro i 40 di serie. Temevo di avere qualche problema di passaggio con la versione da 2,80 pollici, ed avrei dovuto inoltre, sobbarcarmi ulteriori 200 grammi. Non sono proprio un “grammo-maniaco” ma come già anticipato, voglio che la mia Slate, rimanga una bici da corsa. Se diventa qualcosa d’altro, tanto vale che mi compri una MTB. Non l’ho ancora detto, dando per scontato che tutti sappiate che la Slate monta cerchi da 27,5.

Come funzionano queste gomme? Valgono l’acquisto (a prezzo pieno circa 60 euro per gomma)?  La mia prima risposta è SI. Su asfalto non avvertirete praticamente differenza rispetto alle Cannondale. Scorrono benissimo, non sono (sorpresa) per nulla rumorose. In fuoristrada vi consentiranno di alzare per benino l’asticella delle vostre prestazioni,  o meglio ancora, della vostra sicurezza. In salita il grip aumenta notevolmente e vi permette, sempre che le pendenze non siano eccessive, degli onestissimi fuorisella, con una aderenza decisamente sorprendente. Come faranno quegli insignificanti bollini, scolpiti nella gomma, a dare questo risultato? Mistero… In discesa il discorso è quasi analogo e come ovvio, il beneficio è soprattutto sul vostro anteriore: potrete affrontare le curve con qualche ansia in meno e senza quel rivolo di sudore che scende dalla fronte, perché ti rendi conto che fra qualche frazione di secondo, partirai per la tangente per evidenti raggiunti limiti di aderenza.

img_0748Possiamo ora affermare che la nostra Slate sia diventata una macchina per divorare single-track?   Si e No. Si, perché non avrete praticamente limiti, a quello che una normale MTB può riuscire a fare. No, perché non lo farete con la stessa velocità. O meglio, ci saranno condizioni in cui Voi sarete irraggiungibili (salite con pendenze non eccessive, fondi non troppo sconnessi) ed altri in cui passerete senza problemi, ma mangerete della gran polvere dai vostri amici (discese molto tecniche, non particolarmente scorrevoli).

E’ tutto? Quasi. C’era da aspettarselo, ma hanno caratteristiche auto pulenti strepitose e sulla neve (provato) vanno come le lippe.

JT.       jt@cyclist4passion.com