Operacion Puerto: lo scandalo doping potrebbe riaprirsi?

dopingE’ trapelato grazie ad una testata web spagnola (El Espanol) che da pochissimo ben 200 sacche di sangue sequestrate nell’ambito dell’operazione Puerto, che vedeva coinvolto il dottor Eufemiano Fuentes, ora sono nelle mani della WADA, l’agenzia mondiale per la lotta al doping.

Pare anche la WADA sia nella volontà di far analizzare le sacche, per togliere forse quel velo di mistero, che riguarda la larghissima parte delle sacche appartenenti a sportivi mai identificati. Molti di Voi ricorderanno come l’operazione Puerto, fini per colpire in sostanza alcuni ciclisti (circa un cinquantina in totale con Contador, Ullrich, Valverde ed il nostro Ivan Basso fra i nomi più noti) ma non scalfì minimamente altri attori importanti di altri sport, nonostante le numerosi voci di corridoio parlassero di implicazione di calciatori e tennisti… Un piccolo e modesto risultato se proporzionato alle dimensioni dell’inchiesta (la più grande mai realizzata) ed alla quantità di prove raccolte.

Ritorno ancora sul concetto già espresso in un altro articolo (ne parlo qui), per ribadire la mia totale adesione per una lotta al doping che sia severa, anzi, severissima, ma non riesco purtroppo mai a levarmi di dosso questa sensazione di crociata contro il ciclismo e di contestuale protezione di altre figure sportive, se non addirittura di interi sport. La mia percezione è che ci si concentri sempre su uomini soli, attaccabili, che fanno riferimento ad un sistema che non possa proteggerli in maniera adeguata.

Un caso su tutti, Armstrong: non mi è mai piaciuto come atleta e non mi ha mai nemmeno ispirato particolari simpatie come persona. Ma è un dato di fatto che il sistema lo ha utilizzato quando serviva, permettendogli di muoversi in libertà, tranne poi trasformarlo in un demone da ripudiare non appena la macchina da soldi “Armstrong” si è esaurita. Ed ora, probabilmente, vale più come reietto che come grande atleta, una magnifica bandiera da sventolare, un successo alla lotta al doping… sarà…

fuentes
dott. E. Fuentes

Comunque, tornando al caso Operacion Puerto, va ricordato che quest’ultima si svolse nel 2006 e la corte Spagnola, giusto nel mese di giugno di quest’anno, ha anche assolto il dottor Fuentes dalla reticenza con la quale si era opposto nel fornire i nomi dei proprietari delle sacche. Inoltre è stato riammesso ad esercitare l’attività di medico sportivo, in quanto la manipolazione del sangue è stato stabilito non rappresenti un’attività medica e nel 2006 non esistevano normative antidoping relative, tali da incolparlo. Ora, avendo la WADA un codice di condotta che prevede una retroattività di 10 anni al massimo, ed in considerazione che la stessa corte Spagnola, ha sbloccato il caso giusto dopo la chiusura di questo periodo temporale, mi verrebbe da pensare che il diavolo fa le pentole e ci mette pure i coperchi… bah… Vorrebbe forse dire che, nel caso in cui emergessero i nomi di nuovi atleti, quest’ultimi non sarebbero perseguibili? Si è così, i fatti sono caduti in prescrizione, tutto si ridurrebbe solo ad un polverone mediatico. Ma non credo mai troppo alle coincidenze. Per correttezza va detto che in prima sentenza la corte Spagnola aveva disposto la distruzione di queste 200 sacche, ma che in seguito aveva accettato il ricorso presentato da molti organismi Coni compreso. Classica situazione di compromesso?

 

Come ciliegina, aggiungiamo anche che Brian Coockson, l’attuale presidente dell’UCI, la federazione mondiale del ciclismo, pur non facendo un riferimento diretto alle 200 sacche ora in possesso della WADA, ha dichiarato che con quest’ultima, l’UCI sta ancora collaborando, per scoprire eventuali implicazioni dell’operazione Puerto, ma ha anche aggiunto che non pensa verranno alla luce informazioni che non siano già in loro possesso… Cosa vorrà dire, solo lui lo sa…

Come concludere? Bisogna essere positivi ed avere fiducia. Anche se a voler pensare male, ho la sensazione che il doping tecnologico oggi, sia già più importante di quello chimico. Forse stiamo guardando al passato perché non abbiamo ancora il coraggio di aprire gli occhi.

JT        jt@cyclist4passion.com

 

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