Ciclismo e F1 sempre più simili…

Ci eravamo illusi che i soldi non fossero determinanti nel nostro sport. UCI e Sky ci stanno dimostrando il contrario

Il tour de France 2016 ci sta offrendo parecchi punti di riflessione e molti di questi partono sicuramente dallo strapotere messo in campo dallo squadrone Sky. Ora, la grand bouclé non è ancora terminata, quindi  non possiamo certo ancora dire che Froome arriverà sicuramente in giallo a Parigi, ma quanto mostrato finora ci porta ad alcune considerazioni.

Schermata 2016-07-20 alle 22.36.48L’informazione è di pubblico dominio: Sky dispone di un Budget definito “illimitato”. Certamente non sarà così, ma sicuramente le risorse economiche messe a disposizione, sono decisamente di molto superiori, a quelle delle altre squadre. E non si può certo dire  che gli altri proprio scherzino… ma quando un certo Oleg Tinkoff (che per quanto in questo momento se la passi meno bene che anni fa, dispone comunque di un certo “portafoglio”) decide di  ritirarsi perché il giocattolo incomincia a costare troppo… Quando un team inesistente e che fa riferimento a uno sceicco, decide di entrare in gioco e piegare le ambizioni di una Trek Segrafreddo di acquisire un certo Nibali a colpi di petrodollari, beh c’e poco da fare, dobbiamo arrenderci all’evidenza, stiamo parlando di soldi.

Allo scenario descritto, aggiungiamo le scelte dell’UCI che nel tentativo di mascherare un’obiettivo di “internazionalizzazione” del ciclismo, sempre di più, sposta calendari e gare in posti del mondo dove del ciclismo nulla importa, ma sicuramente di soldi ne girano tanti. Come spiegare altrimenti un mondiale 2016 in Qatar?  E così assistiamo al proliferare di competizioni in nazioni in cui il pubblico letteralmente “non c’è” mentre quasi vengono messe in discussione classiche monumento che richiamano sulla strada ed in televisione migliaia di persone. La mente non può correre a quanto abbiamo già visto succedere in F1 negli ultimi anni.

Ma ritorniamo a Sky: con un Budget  alto, si possono fare molte cose, prima su tutte costruire una squadra di atleti molto forti e funzionale agli obiettivi prefissati. Ma ci si può permettere anche di curare ogni singolo particolare, con metodo, con strumenti e con persone dedicate. Un esempio banale ma che possa rendere l’idea? Procedure di sterilizzazione degli indumenti, separate per atleta, per scongiurare rischi di infezioni batteriche.

Voglio chiarire una cosa: se non hai le gambe, non ci sono soldi che tengano e Froome le gambe le ha. Ma quando hai una squadra, che può permettersi di stare in testa al gruppo per 2/3 settimane a dettare ritmi e legge, beh, si certo, i soldi non danno la felicità, ma aiutano molto.

Il riflesso che si provoca sul resto del gruppo e anche di tipo psicologico e questo è un altro aspetto che colpisce molto la mia sensibilità: sono forti, lo dicono al mondo, lo dimostrano nei fatti e non fanno misteri di avere i soldi anche dentro i materassi. Ed il resto delle squadre subiscono anche questo tipo di pressione. Pare poco, ma non lo è.

L’ho detto prima, tutto potrebbe ancora succedere, il buon Martinelli potrebbe stupirci con un colpo di vecchia scuola, nel momento in cui trova un Aru in stato di grazia per esempio. Ma Sky ha tracciato un solco, una impostazione in termini di gestione che non lascia spazio a molta fantasia, pianificata, gestita, esattamente come si farebbe in una grande azienda.

Ed è proprio questo il punto: guardo Sky e vedo una grande azienda, non riesco a cogliere quel lato romantico del ciclismo che me lo fa amare. Ci sono molti soldi, forse sarà il futuro, ma non vedo la passione. E qui, su queste pagine, si parla di passione.

E voi, cosa ne pensate?

JT          jt@cyclist4passion.com

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