Gravel bike: moda passeggera o vero fenomeno?

Spesso ci innamoriamo di oggetti che sono in grado di riportare alla nostra mente i migliori ricordi dei nostri migliori anni..

Ho avuto la mia prima bici da corsa a 14 anni per il diploma di terza media. Poi è arrivata la MTB ed è stato amore. Ma le passioni non si scordano e la bici da corsa è ritornata a riempire il mio tempo libero…  3 fasi diverse, ben distinte e scolpite nella mia mente.

salsa gravelHo fatto questa premessa, per motivare perché nel momento in cui sono apparse le prime Gravel, non posso che esserne rimasto incuriosito. Molto incuriosito. L’idea di solcare in libertà, percorsi misti, scevro dalla funzione “segmenti” del mio Garmin e mentalmente più aperto a vivere in maggior scioltezza il mio sport preferito, con la possibilità di girare a destra o sinistra senza essere condizionato dal tipo di fondo, mi ha subito preso tantissimo.

Confesso anche che i primi filmati Rapha, girati magistralmente sull’interpretazione di questo segmento del ciclismo, hanno fortemente contribuito al mio condizionamento in senso positivo… Chi li ha visti non può esserne che rimasto affascinato: centinaia di chilometri di sterrato in ottime condizioni, che attraversano i boschi del Nord America: la bici Gravel nella sua migliore interpretazione.

rapha gravel

Ma passata la sbornia iniziale mi sono posto la vera domanda: questa bici che sembra perfettamente calata sul fenomeno Hypster, reggerà alla moda del momento e si affermerà come vero fenomeno?

E poi ancora: si ok, i filmati di Rapha sono veramente bellissimi, ma non abbiamo niente di simile in Italia!  Dove la potrei usare una bici del genere?

Alla prima delle due questioni, non so rispondere con precisione assoluta: la mia sensibilità mi porta a dire che riscuote interesse, ma parlando con i commercianti, non mi sembra certo che stia risolvendo le economie del settore. Peraltro, per strada, ne vedo. E più di una. Il tempo ci dirà se…

La seconda delle due domande, mi ha impegnato maggiormente: concettualmente avrei anche già deciso di mettermene una in garage, ma devo anche (almeno con me stesso) trovare delle motivazioni che me ne giustifichino l’acquisto. Od almeno provarci… Sulle prime ho avuto delle serie difficoltà, troppo vincolato a vivere il ciclismo su strada nella sua pura interpretazione e troppo condizionato dalla mia esperienza di biker, votato al single track, alla biciletta full (pur avendo utilizzato tutte le tipologie) ed alle discese spezzacollo… poi ho cominciato a ripensare ai luoghi che frequento, a dove vivo, alle mie vacanze per arrivare a dire che, si, se si libera la mente, le occasioni per poterla usare esistono veramente e sono veramente tante. Sempre a patto che la si inforchi consapevoli di cosa può offrire e di quali possono essere i suoi limiti.

Gravel come anello di congiunzione fra la BDC e la MTB? ma esiste già e si chiama CX (ciclocross)!!!! Piano, non è esattamente così… Diamo anche per scontato che esista dietro l’operazione Gravel la volontà delle case costruttrici di costruire un nuovo segmento: ma le due realta, (Gravel e CX) sono concettualmente diverse nella loro progettazione. Vediamo perché:

  1. una CX è un cavallo di razza pronto a scattare: deve essere nervosa e pronto sostenere una performance sportiva di poco più di un ora.
  2. Per fare ciò le CX hanno delle geometrie diverse con un asse piantone più chiuso, un carro più corto, un telaio in genere più corto.
  3. Se ne deduce che una Gravel dovrebbe essere più morbida nelle reazioni e più votata alle lunghe distanze

Bene: sono a buon punto…  Mi piace l’idea, ho una spiegazione plausibile per il suo utilizzo, ne capisco tecnicamente le sue peculiarità. Ma non è ancora passione pura… fino a che non vedo questa:

slate

E perché questa Slate  di Cannondale mi muove letteralmente il cuore? Perché porta la mia mente a dei ricordi fantastici.

yeti JT

Che ne dite però se ve ne riparlo la prossima volta?

JT        jt@cyclist4passion.com

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