Cannondale Slate CX1: full test

Dopo aver macinato più di 2000 km su questa interessante gravel, penso di avere le idee ancora più chiare, sul valore di questo mezzo.

Ho scritto quasi un’anno fa’ una prima recensione della mia Slate, dopo aver percorso solo qualche centinaio di km: ora sono pronto a ritornare sul pezzo, forte di una conoscenza migliore di questa incredibile bicicletta, con una consapevolezza diversa, sicuramente più matura.

Molto mi ha aiutato, nello schiarirmi le idee, averla con me durante le vacanze estive in Trentino. Ho avuto modo di ripercorrere molti dei percorsi su cui transitavo fino a pochi anni fa con la mia MTB full suspended (Specialized Stumpjumper FSR). I primi giorni, percorrendo i primi trail, temevo di cacciarmi in situazioni troppo difficili da gestire… ma le cose sono andate diversamente….

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Rifugio Stella d’Italia – Folgaria

Vediamo se riesco a spiegarVi perché.

La Slate è una bici da divertimento puro: fine della storia. Lo dirò subito a scanso di equivoci, i detrattori di questo mezzo, lo sono solo e soltanto in virtù del fatto che non ci hanno mai fatto 1 km in sella, non trovo altrimenti nessun altra ragione per la loro spesso ostentata opposizione. E’ una bici che divide? Si. O la ami o la odi e se la odi è perché non l’hai provata e quindi non l’hai capita….

Ma perché è divertente? Perché è ciclismo in leggerezza, perché va ovunque e ci va bene, perché è forte su strada e vola in fuoristrada. La Slate sta al ciclismo come Peter Sagan sta al Circus dei professionisti…. Perché tutte le persone che incominciano a provare insofferenza per la grammomania per il segmento su Strava, troveranno la catarsi in un prodotto come questo. Perché è una bici gravel, ma è molto ma molto più gravel di tutte le sue colleghe gravel. Perché il suo range di utilizzo è ampissimo e quando la usi per un po’, finisce che la tua specialissima resta a prendere la povere in garage…

Si, esatto è così che funziona: la specialissima rimane sul piedestallo, bella bellissima e leggera da far paura, ogni tanto la riprendi e le prime pedalate ti donano sensazioni  fantastiche, quando spingi sui pedali e te la senti schizzare via, pensi che non ne potrai fare a meno. Ma dopo i primi 50 km, esaurita la tua brillantezza da PummarolaPro, sulla prima salita tosta, ti chiederai, se l’investimento in denaro è stato veramente un investimento, od un semplice esborso finanziario, sproporzionato rispetto alle tue doti ciclistiche. Sulla prima discesa, con l’asfalto rovinato, con le braccia e le mani che gridano vendetta per tutte le asperità che ti arrivano dritte alla cervicale, le ultime certezze si scioglieranno come la neve di primavera.

Dunque, sto forse cercandovi di convincervi che una bici un pochino più pesante della media, con una stranissima forcella e le gomme ciccione, salverà il pianeta del ciclismo? Forse sto semplicemente affermando, che visto che il ciclismo è fatica, meglio farlo divertendosi, allontanando definitivamente le manie da performance, sganciandosi dalla mentalità dell’uscita della domenica “a tutta, sempre pancia a terra” e godendosi la vita per il meglio che ci può offrire, come dire… “ciclismo senza viagra”…

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Forte Campomolon – Arsiero

Ma torniamo un attimo al Trentino, ed alle mie vacanze estive. Come accennato in precedenza ho atteso a lungo l’opportunità di mettere alla frusta la Slate su un terreno ed un territorio che conosco bene e come accennato, non vi nascondo, qualche dubbio lo avevo. La prima considerazione che voglio sottoporvi è che con la rapportata di serie, quindi con un 44 sulla corona anteriore ed un 10/40 sulla posteriore ci andrete dappertutto. Ovviamente, un minimo di gamba dovrete averla, ma se usate la bici da strada con un 36/28 od un 25 e siete abituati a fare della salita, lo ripeto, non avrete limiti. Le MTB salgono meglio? Si, ma frullano il doppio sulle salite dure dure, e per dure intendo salite prolungate con pendenze oltre il 9-10% con fondo irregolare, (da paragonare quindi ad un 11-12% su asfalto) ma su pendenze medie e fondo non troppo dissestato (la classica ex strada militare) letteralmente volerete, ripeto, volerete… L’argomento rapportatura, mi riporta a quanto già espresso nel mio precedente articolo e cioè, che non trovo abbia molto senso avere una gravel, con gli stessi rapporti della bici da corsa. In buona sostanza, cosa ve ne fate? Su strada avrete una bici un pochino più legnosa della vostra specialissima, quindi i 60 orari di media non li terrete, ed in fuoristrada, ci volete andare solo lungo gli argini del Po, o volete buttarcela dentro qualche salita? La mia tesi, non deve essere così balzana, perché anche mamma Cannondale se ne è accorta, e dal listino model year 18, sono spariti i modelli con doppia corona… qualcosa vorrà dire no? Non vorrei sembrarvi troppo assoluto, so che non esiste solo il bianco o solo il nero, ma per l’uso a cui io immagino la gravel debba essere sottoposta, questa è una bici che può dare grandi soddisfazioni in fuoristrada e per me il fuoristrada include inderogabilmente la salita. Non mi è mai mancata la doppia corona? NO. Si, certo, qualche dente intermedio a volte l’ho cercato, soprattutto all’inizio, ma poi ti abitui, ed avere una complicazione in meno, un cambio in meno, una leva in meno, un pensiero in meno, alla fine è risultato liberatorio, re-impari a fare con quello che c’è, che alla fine, onestamente, basta ed avanza.

Capitolo freni, parliamo degli Sram Force ovviamente a disco, ed in sintesi direi bene, ma non benissimo. Frenare, frenano, ma da un impianto idraulico mi aspettavo più mordente. Ho cambiato al posteriore le pastiglie di serie, con delle organiche e la situazione è un pochino migliorata.

Restando sempre nel capitolo guarnitura, non sono nemmeno super entusiasta del deragliatore o più precisamente del sistema di cambiata. Come sapete, la leva Sram, lavora solo con il paddle interno (quello piccolo per intenderci). Pressione leggera, scalate una marcia, affondo della leva più deciso, salite di una marcia. Per essere più chiari, la differenza rispetto a Shimano è che con qs ultimo la cambiata per salire di rapporto, la si fa agendo sulla leva freno. Anche in qs caso, bene, ma non benissimo, ed ovviamente, parlo solo e soltanto dei miei gusti personali, ma troppe volte, preda della stanchezza, con le mani affaticate dopo una lunga discesa, o per semplice distrazione, ho scalato una marcia piantandomi, invece di salirne una… Questione di sensibilità e forse io, ne ho troppa poca…

Cerchi: ancora non so cosa pesino, ma vi posso assicurare che sono delle rocce. Sono passato ovunque, su qualsiasi fondo, a qualsiasi velocità.. li ho trattati veramente male e messi alla frusta. Niente da fare, sono ancora li, come nuovi e perfettamente dritti, con nemmeno un raggio da far tirare. In una parola, sorprendenti. Ve lo ricordate inoltre che le ruote sono da 650 (27.5) vero? Geniali… con le gomme ciccione, hanno lo stesso sviluppo di una ruota da corsa, ma il comportamento è tutta un altra cosa. Geniali.. L’unico vero limite (ma che mese su mese, si sta riducendo) è sulla reperibilità degli pneumatici per questa misura.

Forcella Lefty-Oliver: Dio salvi la Regina, l’inventore dei Telepass ed ovviamente la Oliver. Questo simpatico tubo ammortizzante di fibra di carbonio è esattamente quello che rende questa gravel, molto più gravel di tutte le altre. L’idea di Cannondale (che di questi colpi di genio, ne ha fatto il suo marchio di fabbrica) è stata quella di montarla su una bici da strada. E’ bella, è brutta, è fighissima, è inguardabile, i forum sono zeppi di discussioni sull’argomento, ma alla fine che ve ne frega? VA  DA  DIO. Questo è il vero punto. E va bene su asfalto e benissimo in fuoristrada. I suoi 30 mm di escursioni sono pochi, ma sono sufficienti. E’ rigida quando serve e ti accompagna quando sei in difficoltà o al limite. Sapreste fare di meglio? 🙂

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Confine Italia-Austria, primo conflitto Mondiale – Loc. Campoluzzo, Toraro, Passo Coe

Pneumatici: come sapete la bici nasce di serie con dei Panaracer slick, perfettamente lisci   e la prima cosa che ti chiedi è se mai potrai semplicemente scendere sul ciglio della strada, con delle gomme così. Ma il diavolo come si sa’, fa le pentole, ma non ci mette i coperchi e così, mi è successo che in partenza per le ferie, cercando affannosamente in garage i mie copertoni G-One da montare in previsione delle gravellate che andrò a fare e… scopro che mia moglie, pensando fosse roba vecchia, li ha gettati nel cassonetto… E quindi, giocoforza, si parte per le vacanze montane con gli slick, e che Dio ce la mandi buona. E signori e signore, la mia conclusione  è, che penso che non ricomprerò delle gomme artigliate, anche se come già avevo scritto, con i tasselli il livello dell’asticella si alza di parecchio. E quindi, perché non rimontarli? Usare le slick, mi ha sicuramente obbligato ad una maggiore attenzione in discesa, ed ad una riduzione delle velocità, ma mi ha permesso di poter usare la mia Slate, esattamente per quello per cui è stata concepita, una ottima bici da strada che va bene in fuoristrada, e non il contrario. In salita, non ho avuto limite alcuno, con un pochino di tecnica ed una attenzione alla centratura del peso, soprattutto su fondi smossi e pendenze elevate, raramente ho sofferto di slittamenti, non ho mai bucato e sono arrivato ovunque, ripeto ovunque. Non so come dirvelo, non vorrei sembrarvi snob, ma, si insomma, rifare quello che facevo con la mia Stumpjumper, con una bici da corsa, e per giunta come delle ruote lisce, mi ha dato una soddisfazione enorme, enorme. Perché privarmene? Per guadagnare qualche km orario in più, in discesa? E poi pagarlo il doppio, in termini di velocità e scorrevolezza, quando finito il fuoristrada mi ritrovo a dover fare 40 km di asfalto? No grazie. Ve la ricordale la lancia Fulvia coupé? Mi sono trovato a guidarne una di recente, e la prima cosa che mi ha colpito è che montava delle gomme che sembravano ridicole, ma guidandola, lungo dei tornanti, ho riscoperto il piacere della guida stessa, con un mezzo non potentissimo, ma che trasmetteva feeling ed emozioni ad una velocità che possiamo definire “umana”. Ho avuto anche la fortuna, per un certo periodo, di godere di una moderna macchina sportiva, con un motore super potente e prestazioni elevatissime. Per provare la stesse emozioni, (che ho provato usando la Fulvia) dovevo alzare l’asticella della velocità in modo molto, ma molto consistente, in condizioni, che erano solo apparentemente di maggiore sicurezza. Ho reso l’idea?  Some times, less is better.

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Rifugio Paradiso – Folgaria

In conclusione, quello che ho cercato di dirvi, al di la delle mere descrizioni tecniche, è che la Slate, ci permette di riavvicinarci ad un modo di fare ciclismo, che forse ci eravamo un pochino dimenticati e non mi riferisco certo alla possibilità di fare del fuoristrada, ma  a quella freschezza, a quella libertà e noncuranza che solo la bicicletta, in se stessa, come mezzo di locomozione e svago ci può dare. Altrimenti non si spiega perché, da sempre, la bicicletta, quando eravamo bambini, era il gioco più bello ed anche il giocattolo più desiderato.

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Forte dosso delle Somme – Serrada

P.S. Permettetemi in ultima una considerazione, che lascia libero sfogo anche al mio lato Vanesio. In un mondo ciclistico fuoristradistico, che si sta dirigendo a velocità folli, verso la pedalata assistita (contro cui non ho nulla, ben venga la mobilità per tutti) arrivare in un rifugio alpino, magari a 2000 metri od anche oltre, con le proprie gambe e con una bici da corsa, beh, aggiungere quella sensazione di eroico che vi cambierà la giornata. Il tutto senza dover scalare in inverno il K2 senza ossigeno… 🙂

JT       jt@cyclist4passion.com

Gomme nuove, vita nuova: Schwalbe G-One, prova sul campo.

Un paio di pneumatici che riescono ad imprimere una ulteriore personalità alla nostra Slate

Dopo i primi 300 km con le onestissime (e di serie) Cannondale-Panaracer, montate sulla mia Slate CX1, mi sono deciso a far indossare alla mia scalpitante bicicletta, un paio di calzature, che possibilmente ne aumentassero le prestazioni in fuoristrada, senza penalizzare troppo la sua natura di bici da strada, prestata all’off-road.

img_0727La scelta, per simpatia, ma anche per le innumerevoli recensioni sul web/forum è ricaduta sulle G-One, prodotte dalla tedesca Schwalbe. Avevo avuto inoltre, la possibilità di toccarle con mano in Fiera a Verona e mi sono sembrate fin da subito un buon compromesso.

E fin qui la parte facile: la parte difficile è stata la scelta del tipo di modello. E mi direte, che sarà mai!  Beh… della serie G-One a catalogo ve ne sono in totale ben 5 versioni. Due di queste (versione speed) si distinguono per un disegno del battistrada meno accennato, le restanti tre, (versioni all-round) per un disegno, identico nella forma, ma leggermente più scolpito e con delle ovvie differenziazioni nella larghezza, nel peso e nella consistenza della spalla. Questo almeno quello che ho capito: siate gentili, perdonatemi se non riesco ad andare maggiormente nel dettaglio, vi rimando al loro sito. Buono studio ed armatevi di un’aspirina, io l’ho dovuta usare.

La mia scelta (dopo un pomeriggio di inutili discernimenti) è ricaduta sulle versione all-round Microskin TL Easy: il criterio di scelta ultimo è stato il peso, che è dichiarato di 420 grammi e che all’interno della rispettiva versione è il più basso. Rispetto alle gomme di serie mi sono caricato 110 grammi in più per ruota (peso 310 grammi per le Cannondale). Un valore che ritengo accettabile, per una gomma che ha certamente più sostanza e struttura della Cannondale-Panaracer.

Le G-One sono Tubeless: io (vecchia scuola), le ho montate con la cara camera d’aria. Sono gusti, opinabili, me ne rendo conto. Prima o poi capiterà la volta che non riuscirò a tornare a casa e mi deciderò definitivamente a passare al lattice. Anche perché, a dirsela, far calzare un tubeless, sul relativo cerchio, in condizioni precarie (un bosco ad esempio) non è mai molto divertente.  Io ho optato per la larghezza da 1,50 pollici che corrisponde al calibro ad un 38 mm contro i 40 di serie. Temevo di avere qualche problema di passaggio con la versione da 2,80 pollici, ed avrei dovuto inoltre, sobbarcarmi ulteriori 200 grammi. Non sono proprio un “grammo-maniaco” ma come già anticipato, voglio che la mia Slate, rimanga una bici da corsa. Se diventa qualcosa d’altro, tanto vale che mi compri una MTB. Non l’ho ancora detto, dando per scontato che tutti sappiate che la Slate monta cerchi da 27,5.

Come funzionano queste gomme? Valgono l’acquisto (a prezzo pieno circa 60 euro per gomma)?  La mia prima risposta è SI. Su asfalto non avvertirete praticamente differenza rispetto alle Cannondale. Scorrono benissimo, non sono (sorpresa) per nulla rumorose. In fuoristrada vi consentiranno di alzare per benino l’asticella delle vostre prestazioni,  o meglio ancora, della vostra sicurezza. In salita il grip aumenta notevolmente e vi permette, sempre che le pendenze non siano eccessive, degli onestissimi fuorisella, con una aderenza decisamente sorprendente. Come faranno quegli insignificanti bollini, scolpiti nella gomma, a dare questo risultato? Mistero… In discesa il discorso è quasi analogo e come ovvio, il beneficio è soprattutto sul vostro anteriore: potrete affrontare le curve con qualche ansia in meno e senza quel rivolo di sudore che scende dalla fronte, perché ti rendi conto che fra qualche frazione di secondo, partirai per la tangente per evidenti raggiunti limiti di aderenza.

img_0748Possiamo ora affermare che la nostra Slate sia diventata una macchina per divorare single-track?   Si e No. Si, perché non avrete praticamente limiti, a quello che una normale MTB può riuscire a fare. No, perché non lo farete con la stessa velocità. O meglio, ci saranno condizioni in cui Voi sarete irraggiungibili (salite con pendenze non eccessive, fondi non troppo sconnessi) ed altri in cui passerete senza problemi, ma mangerete della gran polvere dai vostri amici (discese molto tecniche, non particolarmente scorrevoli).

E’ tutto? Quasi. C’era da aspettarselo, ma hanno caratteristiche auto pulenti strepitose e sulla neve (provato) vanno come le lippe.

JT.       jt@cyclist4passion.com

Cannondale Slate CX1: prova on the road.

Una bici ignorante che vi urla addosso “Tu mettici le gambe, e ti porterò ovunque”…

Lo avevo mezzo promesso che ci sarei arrivato a mettermene una in Garage (qui). Beh, ci sono riuscito. E sono felice come un bambino.

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Dopo un paio di settimane ed un trecento km sotto le gomme, sono pronto a dirvi cosa ne penso, forte del fatto, che spesso le prime impressioni non sono esaustive, ma sono quelle giuste.

Quando l’ho inforcata per la prima volta e sono uscito di casa, ero nella convinzione di mettermi sotto il sedere una comoda ed accogliente poltrona Frau. Non è stato così: questa è una bici da strada prestata al fuoristrada. E’ cattiva ed ignorante e con una buona gamba, ed un pò di tecnica, vi porterà quasi ovunque.

Ma andiamo per gradi: quando mi sono presentato in negozio, con l’intenzione di ordinare la Slate versione 105 (la verdona per intenderci..) con il mio spacciatore di fiducia (leggi negoziante di bici) abbiamo passato qualche ora a giocare, nel tentativo di levare qualche etto: “montiamo qs cerchi, anzi no non si può, allora qs altri.. perché non cambiamo la sella, aspetta ci sarebbe qs curva manubrio fantastica…” poi come spesso accade, quando il mio spacciatore ha capito che ero maturo al punto giusto lancia la bomba “ma perché non prendi la versione Force CX1? Alla fine non cambi nulla e vai a spendere uguale… ed inoltre ne ho una in casa della tua taglia..” Baaaammmm… affondato e colpito. E così una magnifica Cannondale Slate CX1 nera opaca come il peccato è entrata nella mia vita…

Telaio: è in alluminio idroformato (su tutte le versioni). La geometria è sloping e decisamente sul cattivotto. Sul carro posteriore avete gli attacchi per un eventuale portapacchi, nel caso in cui voleste farci del cicloturismo. Il passaggio dei cavi è interno (cosa che non adoro) ed è definita come Di2 ready. La mia taglia è una S, aspetto che dovete considerare in tutte le successive considerazioni: telaio piccolo, tendenzialmente più rigido.

img_0224Forcella: è una Lefty che nello specifico prende il nome di Oliver. La tecnologia è sempre la stessa, ma adattata all’uso Gravel: avete “soli” 30 mm di corsa. Per quel che ho visto e che vi dirò, bastano ed avanzano. Diversamente, se volevo più corsa, mi compravo una Scalpel. Gli steli sono in carbonio, può piacere o no il braccio singolo, ma lasciatemelo dire è un capolavoro… In cima allo stelo avere un bel pulsante facile da usare con cui sbloccare o bloccare la forcella. Una ghiera viola vi permette di regolare il rebound (ritorno). La pressione si varia con una valvola posta sotto lo stelo. Una tabella di riferimento sul vs peso, vi da una indicazione della pressione di gonfiaggio. So che tutti ve lo starete chiedendo: “ma la forcella pompa da bloccata?” Da fermi spingendo sopra la troverete granitica. In corsa con tutto il vs peso caricato sopra e spingendo in modo secco la farete muovere di qualche millimetro. Se non siete Elia Viviani, in lotta per la medaglia olimpica, fregatevene… non ve ne accorgerete nemmeno. In compenso, in fuoristrada la Oliver fa tutto il suo dovere: affrontate uno sterratone acciottolato ai 30 orari e provate a bloccarla… il vs pollice sinistro cercherà immediatamente il pulsante di sblocco, ed un sorrisone vi spunterà in viso. Una nota sul mozzo anteriore: si tratta di un Lefty 50, quindi non l’attuale maxi montato sulle MTB Cannondale, poco male, va benissimo, ma se decidete per esempio, di comprare delle crossmax dedicate, sappiate che dovrete affrontare la spesa dello smontaggio del maxi montato di serie e del montaggio del 50 mm recuperato dal cerchio originale. I due attacchi per ovvi motivi non sono compatibili. Stesso discorso vale per quasi tutto il panorama ruote esistenti.

Cerchi: di serie degli onesti Mavic xm419 tubeless ready. Non li ho smontati e pesati (non ancora) ma per le ragioni spiegate dubito che mi avventurerò su altre soluzioni. Ho avuto qualche perplessità per la tenuta dei raggi (DT Swiss) ed eventuali deformazioni: per ora tutto bene.

img_0215Movimento centrale e guarnitura: qui si vola in Business. FSA BB30a e corona HollowGram Si SpideRing a 44 denti. Fate attenzione alcuni cataloghi riportano una corona più grande, quando nella realtà come detto di serie nasce con la 44. Va a gusti, ma le pedivelle anodizzate viola abbinate ai mozzi, trovo siano una roba da veri fighetti, bellissime. Non c’è il deragliatore anteriore è una monocorona. Vantaggi? Il peso e la semplicità (meno roba c’è, meno si rompe). Svantaggi? Viaggiando in velocità ed usando le corone posteriori piccole, avvertirete un “salto” leggermente più forte fra una e l’altra, rispetto alla Vs specialissima: nulla di tragico e che personalmente io abbia trovato veramente limitante, o fastidioso.

Corone posteriori: abbiamo un bel pacchetto Sram X1 10-42 ad 11 velocità. Facciamo un pochino di conti. Con la Slate 105 avete di serie un 52-36 e come pignoni un pacco 11-28. Con il 52×11 avete uno sviluppo lineare di 4,72 e con il 36×28 uno sviluppo di 1,28. Con il monocorona 44×10 lo sviluppo lineare sarà di 4,4 mentre quando salite sul 42 lo sviluppo lineare sarà di 1,04. In pratica sul classico drittone a tutta, sarete potenzialmente meno veloci con il monocorona, ma su una salita bastarda, ve la caverete alla grande con la CX1. Questo aspetto è quello che in maniera assoluta mi ha fatto scegliere questa versione: che mi frega di avere un missile da pista? Io con questa bici mi ci voglio divertire, mica fare il record dell’ora! E comunque con il 44×10 ho preso i 60 orari…. Bastano?

Copertoni: se ancora non lo sapete monta dei 650. Apriti cielo, scandalo, eresia, scomunica!!!! Boh, cosa volete che vi dica, secondo me ci hanno visto bene, tanto è vero che ora anche altri stanno seguendo la stessa strada (vedi 3T Exploro). Cerco di spiegarmi meglio: la Slate monta delle Panaracer personalizzate Cannondale, del diametro 42. La pressione di gonfiaggio consigliata è di 3 atm. Sulle prime uscite sono stato più alto (4 atm)  temendo di dover spingere un trattore (sull’asfalto) e poi km su km, ho continuato ad abbassare la pressione. Perché? Perché non vi è ragione di tenerle dure e diminuendola, aumenta la confidenza in fuoristrada. Inoltre anche a 3 atm, la spalla della gomma è abbastanza rigida da non deformarsi sotto il peso (contrariamente a quanto avviene con le gomme da MTB) e la sensazione (confermata quando si pedala) è che l’impronta a terra, rimanga comunque ridotta e la fatica non aumenti. Su asfalto vi accorgete di essere su una 42, perché ovviamente filtra meglio le asperità e poi perché quando uscite “en danseuse”(fuorisella), la bici è più “lenta” a scendere sul fianco dovendo ruotare su un diametro maggiore. Che sia chiaro, quando avvicinate il cerchio da 650 con qs ruote decisamente ciccione ai vs cerchi da 1300 gr della bici da corsa, vi accorgerete che il diametro delle due è.. identico! L’altra incredibile sorpresa è che filano che è una meraviglia: la mescola è differenziata, al centro più dura, sui fianchi più morbida… non so, se serva veramente, ma la scorsa domenica il classico grammo-maniaco, mi ha sorpassato su un drittone nella convinzione di lasciarmi li piantato: il costo della mia CX1 vale interamente l’espressione stampata sul suo viso, dopo una trainata di 5 km ai 50 orari nel momento in cui si è accorto che ero ancora attaccato alla sua ruota… Ovviamente in fuoristrada la musica cambia: se il vs obiettivo è solo fare gran velocità su sterrati o single track non impegnativi, sarete appagati, ma su passaggi tecnici, in discesa, o in giornate fangose, non faticherete a trovare il limite di queste gomme. Io non ho ancora affrontato la spesa di un paio di gomme più artigliate: ma chi lo ha fatto riferisce di una bici, che ancora una volta cambia carattere e riesce ad alzare notevolmente l’asticella delle sue possibilità. Vedremo, vi riaggiornerò.

Pedali: non ci sono ovviamente di serie. Io ho montato i sempreverdi SPD di Shimano nella versione XT. Per 30 grammi di peso, non ho voluto investire la differenza di valore negli XTR. Ho scartato la possibilità di un paio di pedali da strada, trovo non abbiano alcun senso. Non ho scelto i CrankBrothers nelle versione più leggere (Eggbeater) perché non amo molto la chiusura “morbida” di questi pedali. Gusti.

Deragliatore: è il Force CX1 a gabbia lunga. Io arrivo da uno storico Shimano. Non ne posso parlare male ma ancora devo trovare una piena confidenza soprattutto quando salgo sulle corone più grandi. Le scalate al contrario sono secche e rabbiose, veramente ignoranti, mi piacciono un casino…

Freni: sono a disco sempre Force CX1 idraulici con due rotori da 160 e 140 mm. La frenata è molto modulabile e non cattivissima. Penso (ma lo devo verificare) che le pastiglie siano metalliche, penso che a breve ne monterò di organiche per aumentarne il mordente. Ma è un mio gusto personale, frenare frenano ed anche bene.

Sella: è la Fabric Scoop Radius Race con il carrello in Titanio. Ero partito deciso nel voler montare la nuova Brooks C13: il mio spacciatore che non è un “Si Vende” mi ha detto “provala”… ed aveva anche qs volta ragione. E’ comoda e perfetta per il suo uso cioè il Gravel.

Tutto bene, ma alla fine come va sto giocattolo?

Impressioni su asfalto: come anticipato la Slate è una bici da corsa. Molti si faranno condizionare dal fatto che monta ruote da 650 e di larghezza 40 ed inoltre… ha una forcella  ammortizzata: niente di più fuorviante. La bici fila che è una meraviglia… e lo fa con una scioltezza che abbiamo dimenticato. C’è un tombino? E dove è il problema? Asfalto rovinato? Voliamoci sopra!  C’è traffico? Saltiamo sul marciapiede e con una manovra degna di Alberto Limatore scendiamo a ruota impennata! Insomma è divertimento puro e sicurezza al tempo stesso. Avete in mente la sensazione di quando affrontate con la specialissima una curva secca in maniera un po’ troppo brillante? Avete presente quel sudore che in una frazione di secondo vi si forma sulla schiena mentre in testa state già pensando “merda, questa volta cado..” bene, dimenticatela, qui si pedala senza pensieri. Sul fatto che la bici sia performante, qualcosa vi ho già detto: se Strava è il vostro unico Dio è naturale, ne troverete dei limiti: diversamente resterete stupiti dal suo rendimento ve lo garantisco.

img_0241Impressioni in fuoristrada: chiariamo subito una cosa, non è una MTB. Come detto è una bici da strada che vi consente di fare del fuoristrada: quanto fuoristrada? Il suo terreno di elezione sono le classiche carrarecce, i single track, le strade militari: su questi fondi potete sfoderare tutti i watt che avete, nella garanzia che non ci sarà altra tipologia di bici che possa tenervi la ruota. Più il fondo si fa difficile, più la salita è dura e più facilmente arriverete al limite: per essere pratici, ho fatto una salita del 13% dopo una pioggia, fondo misto roccia/sassi e ricoperta di foglie (bagnate). Sono arrivato in cima, ma ho messo il piede a terra un paio di volte e posso dirvi che, si, ok l’ho fatta, ma il divertimento è un’altra cosa… L’avrei fatta meglio con la MTB? Si. Se non altro per le gomme che sono state il vero fattore limitante. In discesa la musica è un pochino la stessa: se il fondo è buono e non avete esigenze di grande grip, farete dei numeri a medie impensabili. Seimg_0268 il fondo è scivoloso, sostituire immediatamente la tracotanza con una sufficiente dose di “sana insicurezza”. Per darvi una idea, la mia prima uscita è stata di 93 km di cui quasi 40 in fuoristrada. Dislivello totale 600 m (positivi) alla media dei 26 orari su strade che in parte non conoscevo.. e relative pause foto del mio giocattolo…
Prima dell’acquisto mi ero chiesto se esistessero veramente dei tracciati per sfruttare una Gravel o mi stessi facendo solo un film sull’onda dell’entusiasmo dei filmati che arrivavano dagli Stati Uniti: ho la risposta, c’è pieno di strade e stradine in cui infilarsi con una Slate… basta cercare. E sempre cercando, si trova un popolo di entusiastici pedalatori a cui aggregarsi. Magnifico.
Ebbene si: John Tomac, il grande John aveva ragione.. e brava Cannondale che con un po’ di coraggio è entrata nel segmento Gravel con una interpretazione originale ed efficace. 

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La Slate potrà piacervi o no. Ma finché non ci avete fatto sopra una bella sgroppata, permettetemi la presunzione, sono sicuro che non possiate averla capita veramente.

Enjoy it.

JT.     jt@cyclist4passion.com

 

Lui era John Tomac. Ed era unico.

John Tomac sta al ciclismo come Gill Villeneuve stava alla F1…

JT3Americano, classe 1967. Ha corso in Mountain Bike ed è stato ciclista professionista su strada. Ha vinto molto, ma  non è stato il più forte in assoluto. Ma aveva classe da vendere. E noi aspettavamo solo i suoi passaggi…

Eravamo verso la fine degli anni 80, primi 90, periodo di piena esplosione della MTB. Un epoca fantastica, dove esisteva tutto lo spazio del mondo per sperimentare nuove soluzioni, nuove idee: qualcuna di esse resiste fino ad oggi, la maggior parte o erano di scarsa utilità, o sono state superate dall’avanzamento tecnologico.

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Un follower di C4P (che ringraziamo) ha scritto sulla pagina facebook:  “…Mi è venuto un colpo al cuore nel vederla. John Tomac, gli anni Novanta, anni pioneristici per la mtb. Non c’era internet e noi malati ci cibavamo degli articoli di Tutto Mountain Bike, un’autoritá a quel tempo in materia. Tomac era un personaggione e in quel tempo in cui giá la mtb era roba da setta religiosa lui decise di usare il manubrio da strada per le cross country. Impazzimmo nel vederlo al Ciocco in tv, sulla Rai…”

JT1Non vi sto a raccontare tutta la storia di John Tomac. Potete trovare una buona biografia su Wikipedia… ma la cosa che qualsiasi biografia non riuscirà a spiegarvi è lo stile, l’aggressività unita alla naturalezza del gesto atletico che Lui riusciva a trasmettere. Era di un altro pianeta…

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Ruota lenticolare Tioga distrutta.. ma non si molla, bici in spalla e via andare. Come Gill…

 Insomma, avete presente quando Gill Villeneuve guidava la sua Ferrari? Non che gli altri guidassero male, ma lui…. era un’altra cosa.

 

Ad un certo punto della sua carriera Tomac, decise di provare anche la carta del ciclismo su strada (lo fece per 3 anni partecipando anche al giro d’Italia) e nel tentativo di avvicinare quanto più possibile l’assetto delle due biciclette (MTB e Strada) montò e corse per un lungo periodo con la curva da ciclismo sulla sua Mountain Bike. Eravamo in estasi…

Ed ora cercherò di motivarvi perché questo mio ultimo articolo è collegato al precedente: guardate le 2 foto sopra. A DX la bici di John Tomac (una Yeti.. che sogno..): stiamo facendo un tuffo nel passato di circa 25 anni. A SX l’interpretazione di Cannondale per il segmento Gravel- New Road. Forzando un po’ il concetto, possiamo affermare che John era avanti anche in questo e che forse oggi, non abbiamo veramente inventato nulla di nuovo.

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La molla della passione è scattata. Almeno la mia… Non posso non brillarmi gli occhi vedendo al Slate di Cannondale…

 

JT          jt@cyclist4passion.com

Gravel bike: moda passeggera o vero fenomeno?

Spesso ci innamoriamo di oggetti che sono in grado di riportare alla nostra mente i migliori ricordi dei nostri migliori anni..

Ho avuto la mia prima bici da corsa a 14 anni per il diploma di terza media. Poi è arrivata la MTB ed è stato amore. Ma le passioni non si scordano e la bici da corsa è ritornata a riempire il mio tempo libero…  3 fasi diverse, ben distinte e scolpite nella mia mente.

salsa gravelHo fatto questa premessa, per motivare perché nel momento in cui sono apparse le prime Gravel, non posso che esserne rimasto incuriosito. Molto incuriosito. L’idea di solcare in libertà, percorsi misti, scevro dalla funzione “segmenti” del mio Garmin e mentalmente più aperto a vivere in maggior scioltezza il mio sport preferito, con la possibilità di girare a destra o sinistra senza essere condizionato dal tipo di fondo, mi ha subito preso tantissimo.

Confesso anche che i primi filmati Rapha, girati magistralmente sull’interpretazione di questo segmento del ciclismo, hanno fortemente contribuito al mio condizionamento in senso positivo… Chi li ha visti non può esserne che rimasto affascinato: centinaia di chilometri di sterrato in ottime condizioni, che attraversano i boschi del Nord America: la bici Gravel nella sua migliore interpretazione.

rapha gravel

Ma passata la sbornia iniziale mi sono posto la vera domanda: questa bici che sembra perfettamente calata sul fenomeno Hypster, reggerà alla moda del momento e si affermerà come vero fenomeno?

E poi ancora: si ok, i filmati di Rapha sono veramente bellissimi, ma non abbiamo niente di simile in Italia!  Dove la potrei usare una bici del genere?

Alla prima delle due questioni, non so rispondere con precisione assoluta: la mia sensibilità mi porta a dire che riscuote interesse, ma parlando con i commercianti, non mi sembra certo che stia risolvendo le economie del settore. Peraltro, per strada, ne vedo. E più di una. Il tempo ci dirà se…

La seconda delle due domande, mi ha impegnato maggiormente: concettualmente avrei anche già deciso di mettermene una in garage, ma devo anche (almeno con me stesso) trovare delle motivazioni che me ne giustifichino l’acquisto. Od almeno provarci… Sulle prime ho avuto delle serie difficoltà, troppo vincolato a vivere il ciclismo su strada nella sua pura interpretazione e troppo condizionato dalla mia esperienza di biker, votato al single track, alla biciletta full (pur avendo utilizzato tutte le tipologie) ed alle discese spezzacollo… poi ho cominciato a ripensare ai luoghi che frequento, a dove vivo, alle mie vacanze per arrivare a dire che, si, se si libera la mente, le occasioni per poterla usare esistono veramente e sono veramente tante. Sempre a patto che la si inforchi consapevoli di cosa può offrire e di quali possono essere i suoi limiti.

Gravel come anello di congiunzione fra la BDC e la MTB? ma esiste già e si chiama CX (ciclocross)!!!! Piano, non è esattamente così… Diamo anche per scontato che esista dietro l’operazione Gravel la volontà delle case costruttrici di costruire un nuovo segmento: ma le due realta, (Gravel e CX) sono concettualmente diverse nella loro progettazione. Vediamo perché:

  1. una CX è un cavallo di razza pronto a scattare: deve essere nervosa e pronto sostenere una performance sportiva di poco più di un ora.
  2. Per fare ciò le CX hanno delle geometrie diverse con un asse piantone più chiuso, un carro più corto, un telaio in genere più corto.
  3. Se ne deduce che una Gravel dovrebbe essere più morbida nelle reazioni e più votata alle lunghe distanze

Bene: sono a buon punto…  Mi piace l’idea, ho una spiegazione plausibile per il suo utilizzo, ne capisco tecnicamente le sue peculiarità. Ma non è ancora passione pura… fino a che non vedo questa:

slate

E perché questa Slate  di Cannondale mi muove letteralmente il cuore? Perché porta la mia mente a dei ricordi fantastici.

yeti JT

Che ne dite però se ve ne riparlo la prossima volta?

JT        jt@cyclist4passion.com