Cannondale Slate CX1: full test

Dopo aver macinato più di 2000 km su questa interessante gravel, penso di avere le idee ancora più chiare, sul valore di questo mezzo.

Ho scritto quasi un’anno fa’ una prima recensione della mia Slate, dopo aver percorso solo qualche centinaio di km: ora sono pronto a ritornare sul pezzo, forte di una conoscenza migliore di questa incredibile bicicletta, con una consapevolezza diversa, sicuramente più matura.

Molto mi ha aiutato, nello schiarirmi le idee, averla con me durante le vacanze estive in Trentino. Ho avuto modo di ripercorrere molti dei percorsi su cui transitavo fino a pochi anni fa con la mia MTB full suspended (Specialized Stumpjumper FSR). I primi giorni, percorrendo i primi trail, temevo di cacciarmi in situazioni troppo difficili da gestire… ma le cose sono andate diversamente….

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Rifugio Stella d’Italia – Folgaria

Vediamo se riesco a spiegarVi perché.

La Slate è una bici da divertimento puro: fine della storia. Lo dirò subito a scanso di equivoci, i detrattori di questo mezzo, lo sono solo e soltanto in virtù del fatto che non ci hanno mai fatto 1 km in sella, non trovo altrimenti nessun altra ragione per la loro spesso ostentata opposizione. E’ una bici che divide? Si. O la ami o la odi e se la odi è perché non l’hai provata e quindi non l’hai capita….

Ma perché è divertente? Perché è ciclismo in leggerezza, perché va ovunque e ci va bene, perché è forte su strada e vola in fuoristrada. La Slate sta al ciclismo come Peter Sagan sta al Circus dei professionisti…. Perché tutte le persone che incominciano a provare insofferenza per la grammomania per il segmento su Strava, troveranno la catarsi in un prodotto come questo. Perché è una bici gravel, ma è molto ma molto più gravel di tutte le sue colleghe gravel. Perché il suo range di utilizzo è ampissimo e quando la usi per un po’, finisce che la tua specialissima resta a prendere la povere in garage…

Si, esatto è così che funziona: la specialissima rimane sul piedestallo, bella bellissima e leggera da far paura, ogni tanto la riprendi e le prime pedalate ti donano sensazioni  fantastiche, quando spingi sui pedali e te la senti schizzare via, pensi che non ne potrai fare a meno. Ma dopo i primi 50 km, esaurita la tua brillantezza da PummarolaPro, sulla prima salita tosta, ti chiederai, se l’investimento in denaro è stato veramente un investimento, od un semplice esborso finanziario, sproporzionato rispetto alle tue doti ciclistiche. Sulla prima discesa, con l’asfalto rovinato, con le braccia e le mani che gridano vendetta per tutte le asperità che ti arrivano dritte alla cervicale, le ultime certezze si scioglieranno come la neve di primavera.

Dunque, sto forse cercandovi di convincervi che una bici un pochino più pesante della media, con una stranissima forcella e le gomme ciccione, salverà il pianeta del ciclismo? Forse sto semplicemente affermando, che visto che il ciclismo è fatica, meglio farlo divertendosi, allontanando definitivamente le manie da performance, sganciandosi dalla mentalità dell’uscita della domenica “a tutta, sempre pancia a terra” e godendosi la vita per il meglio che ci può offrire, come dire… “ciclismo senza viagra”…

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Forte Campomolon – Arsiero

Ma torniamo un attimo al Trentino, ed alle mie vacanze estive. Come accennato in precedenza ho atteso a lungo l’opportunità di mettere alla frusta la Slate su un terreno ed un territorio che conosco bene e come accennato, non vi nascondo, qualche dubbio lo avevo. La prima considerazione che voglio sottoporvi è che con la rapportata di serie, quindi con un 44 sulla corona anteriore ed un 10/40 sulla posteriore ci andrete dappertutto. Ovviamente, un minimo di gamba dovrete averla, ma se usate la bici da strada con un 36/28 od un 25 e siete abituati a fare della salita, lo ripeto, non avrete limiti. Le MTB salgono meglio? Si, ma frullano il doppio sulle salite dure dure, e per dure intendo salite prolungate con pendenze oltre il 9-10% con fondo irregolare, (da paragonare quindi ad un 11-12% su asfalto) ma su pendenze medie e fondo non troppo dissestato (la classica ex strada militare) letteralmente volerete, ripeto, volerete… L’argomento rapportatura, mi riporta a quanto già espresso nel mio precedente articolo e cioè, che non trovo abbia molto senso avere una gravel, con gli stessi rapporti della bici da corsa. In buona sostanza, cosa ve ne fate? Su strada avrete una bici un pochino più legnosa della vostra specialissima, quindi i 60 orari di media non li terrete, ed in fuoristrada, ci volete andare solo lungo gli argini del Po, o volete buttarcela dentro qualche salita? La mia tesi, non deve essere così balzana, perché anche mamma Cannondale se ne è accorta, e dal listino model year 18, sono spariti i modelli con doppia corona… qualcosa vorrà dire no? Non vorrei sembrarvi troppo assoluto, so che non esiste solo il bianco o solo il nero, ma per l’uso a cui io immagino la gravel debba essere sottoposta, questa è una bici che può dare grandi soddisfazioni in fuoristrada e per me il fuoristrada include inderogabilmente la salita. Non mi è mai mancata la doppia corona? NO. Si, certo, qualche dente intermedio a volte l’ho cercato, soprattutto all’inizio, ma poi ti abitui, ed avere una complicazione in meno, un cambio in meno, una leva in meno, un pensiero in meno, alla fine è risultato liberatorio, re-impari a fare con quello che c’è, che alla fine, onestamente, basta ed avanza.

Capitolo freni, parliamo degli Sram Force ovviamente a disco, ed in sintesi direi bene, ma non benissimo. Frenare, frenano, ma da un impianto idraulico mi aspettavo più mordente. Ho cambiato al posteriore le pastiglie di serie, con delle organiche e la situazione è un pochino migliorata.

Restando sempre nel capitolo guarnitura, non sono nemmeno super entusiasta del deragliatore o più precisamente del sistema di cambiata. Come sapete, la leva Sram, lavora solo con il paddle interno (quello piccolo per intenderci). Pressione leggera, scalate una marcia, affondo della leva più deciso, salite di una marcia. Per essere più chiari, la differenza rispetto a Shimano è che con qs ultimo la cambiata per salire di rapporto, la si fa agendo sulla leva freno. Anche in qs caso, bene, ma non benissimo, ed ovviamente, parlo solo e soltanto dei miei gusti personali, ma troppe volte, preda della stanchezza, con le mani affaticate dopo una lunga discesa, o per semplice distrazione, ho scalato una marcia piantandomi, invece di salirne una… Questione di sensibilità e forse io, ne ho troppa poca…

Cerchi: ancora non so cosa pesino, ma vi posso assicurare che sono delle rocce. Sono passato ovunque, su qualsiasi fondo, a qualsiasi velocità.. li ho trattati veramente male e messi alla frusta. Niente da fare, sono ancora li, come nuovi e perfettamente dritti, con nemmeno un raggio da far tirare. In una parola, sorprendenti. Ve lo ricordate inoltre che le ruote sono da 650 (27.5) vero? Geniali… con le gomme ciccione, hanno lo stesso sviluppo di una ruota da corsa, ma il comportamento è tutta un altra cosa. Geniali.. L’unico vero limite (ma che mese su mese, si sta riducendo) è sulla reperibilità degli pneumatici per questa misura.

Forcella Lefty-Oliver: Dio salvi la Regina, l’inventore dei Telepass ed ovviamente la Oliver. Questo simpatico tubo ammortizzante di fibra di carbonio è esattamente quello che rende questa gravel, molto più gravel di tutte le altre. L’idea di Cannondale (che di questi colpi di genio, ne ha fatto il suo marchio di fabbrica) è stata quella di montarla su una bici da strada. E’ bella, è brutta, è fighissima, è inguardabile, i forum sono zeppi di discussioni sull’argomento, ma alla fine che ve ne frega? VA  DA  DIO. Questo è il vero punto. E va bene su asfalto e benissimo in fuoristrada. I suoi 30 mm di escursioni sono pochi, ma sono sufficienti. E’ rigida quando serve e ti accompagna quando sei in difficoltà o al limite. Sapreste fare di meglio? 🙂

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Confine Italia-Austria, primo conflitto Mondiale – Loc. Campoluzzo, Toraro, Passo Coe

Pneumatici: come sapete la bici nasce di serie con dei Panaracer slick, perfettamente lisci   e la prima cosa che ti chiedi è se mai potrai semplicemente scendere sul ciglio della strada, con delle gomme così. Ma il diavolo come si sa’, fa le pentole, ma non ci mette i coperchi e così, mi è successo che in partenza per le ferie, cercando affannosamente in garage i mie copertoni G-One da montare in previsione delle gravellate che andrò a fare e… scopro che mia moglie, pensando fosse roba vecchia, li ha gettati nel cassonetto… E quindi, giocoforza, si parte per le vacanze montane con gli slick, e che Dio ce la mandi buona. E signori e signore, la mia conclusione  è, che penso che non ricomprerò delle gomme artigliate, anche se come già avevo scritto, con i tasselli il livello dell’asticella si alza di parecchio. E quindi, perché non rimontarli? Usare le slick, mi ha sicuramente obbligato ad una maggiore attenzione in discesa, ed ad una riduzione delle velocità, ma mi ha permesso di poter usare la mia Slate, esattamente per quello per cui è stata concepita, una ottima bici da strada che va bene in fuoristrada, e non il contrario. In salita, non ho avuto limite alcuno, con un pochino di tecnica ed una attenzione alla centratura del peso, soprattutto su fondi smossi e pendenze elevate, raramente ho sofferto di slittamenti, non ho mai bucato e sono arrivato ovunque, ripeto ovunque. Non so come dirvelo, non vorrei sembrarvi snob, ma, si insomma, rifare quello che facevo con la mia Stumpjumper, con una bici da corsa, e per giunta come delle ruote lisce, mi ha dato una soddisfazione enorme, enorme. Perché privarmene? Per guadagnare qualche km orario in più, in discesa? E poi pagarlo il doppio, in termini di velocità e scorrevolezza, quando finito il fuoristrada mi ritrovo a dover fare 40 km di asfalto? No grazie. Ve la ricordale la lancia Fulvia coupé? Mi sono trovato a guidarne una di recente, e la prima cosa che mi ha colpito è che montava delle gomme che sembravano ridicole, ma guidandola, lungo dei tornanti, ho riscoperto il piacere della guida stessa, con un mezzo non potentissimo, ma che trasmetteva feeling ed emozioni ad una velocità che possiamo definire “umana”. Ho avuto anche la fortuna, per un certo periodo, di godere di una moderna macchina sportiva, con un motore super potente e prestazioni elevatissime. Per provare la stesse emozioni, (che ho provato usando la Fulvia) dovevo alzare l’asticella della velocità in modo molto, ma molto consistente, in condizioni, che erano solo apparentemente di maggiore sicurezza. Ho reso l’idea?  Some times, less is better.

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Rifugio Paradiso – Folgaria

In conclusione, quello che ho cercato di dirvi, al di la delle mere descrizioni tecniche, è che la Slate, ci permette di riavvicinarci ad un modo di fare ciclismo, che forse ci eravamo un pochino dimenticati e non mi riferisco certo alla possibilità di fare del fuoristrada, ma  a quella freschezza, a quella libertà e noncuranza che solo la bicicletta, in se stessa, come mezzo di locomozione e svago ci può dare. Altrimenti non si spiega perché, da sempre, la bicicletta, quando eravamo bambini, era il gioco più bello ed anche il giocattolo più desiderato.

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Forte dosso delle Somme – Serrada

P.S. Permettetemi in ultima una considerazione, che lascia libero sfogo anche al mio lato Vanesio. In un mondo ciclistico fuoristradistico, che si sta dirigendo a velocità folli, verso la pedalata assistita (contro cui non ho nulla, ben venga la mobilità per tutti) arrivare in un rifugio alpino, magari a 2000 metri od anche oltre, con le proprie gambe e con una bici da corsa, beh, aggiungere quella sensazione di eroico che vi cambierà la giornata. Il tutto senza dover scalare in inverno il K2 senza ossigeno… 🙂

JT       jt@cyclist4passion.com

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